quando hai armi buone in mano...i mostri, che sono quelli che in fondo ti hanno portato là, non sono più mostri.

Non tutte le armi sono temibili. Non tutte sono oggetti studiati apposta per “contundere”, esistono armi più sofisticate che se ben usate ti aiutano ad affrontare le cose della vita. Ma per poterle padroneggiare ad arte devi averci un “maestro d’armi” di quelli capaci, di quelli che sanno davvero il fatto loro. La mia “maestra d’armi” si chiama Valentina. La sua “palestra” è una stanza come tante, con i libri messi qua e là sugli scaffali, una finestra luminosa, diplomi vari appesi alle pareti, un paio di poltrone comode e dei quadri. Uno di questi è pieno di giallo, giallo di fiori e azzurro e sembra messo apposta per stimolare la concentrazione. O la voglia di mondo.
In quella stanza ti senti così a tuo agio che dopo un po' che ci vai è come sedersi sulle nuvole. Non che mi ci sia mai seduto sulle nuvole. Ma mi immagino che sia un po' così.
Nella stanza, anche se sei fermo, in realtà cammini. Dal primo giorno che ci entri cammini, anche se non te ne accorgi subito, anche se non sai bene dove stai andando. Ma sai che ti puoi fidare. Un po' ti ci vuole per capirlo, ma è esattamente dal primo giorno che cominci il tuo percorso. Certo non è facile, come tutte le cose belle del resto. Immaginate di essere in una specie di videogame, di quelli che man mano che vai a vanti, acquisisci forza e padronanza e consapevolezza delle tue potenzialità e conoscenza delle armi che hai a disposizione.
E quando hai armi buone in mano e sai come usarle i mostri, che sono quelli che in fondo ti hanno portato là, non sono più mostri. Sono solo le cose normali della vita che ti si parano davanti. E il bello è che quelle armi sono roba tua, ce le avevi di “default” e non lo sapevi. Consapevolezza è una parola chiave. Empatia e professionalità altre parole chiave. E, di mio, aggiungerei il sorriso di Valentina. Il percorso è finito ed è stata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Se tornassi indietro? Beh, non aspetterei che le cose della vita diventino mostri, lo farei prima il percorso, prima che l’ansia ti impedisca di uscire di casa, prima che il panico si impadronisca di te, prima che le gallerie che imbocchi con l’auto sembrino le fauci nere di quei mostri di cui vi dicevo prima. Il percorso è finito e la prima cosa che realizzi è che a un certo punto la tua guida ti ha lasciato la mano e tu lo hai finito da solo. Ma quando è successo che ti ha lasciato la mano non te ne sei accorto. Il percorso è finito. E un po' ti dispiace e ha l’effetto di certi amori estivi che finiscono a settembre e ci hai preso solo il bello. Grazie di tutto.

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

9-6-2021