Due vite. Emauele Trevi

"Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità."

 

 

così comincia questo splendido romanzo di Emauele Trevi, vincitore del premio strega 2021.

 

 

L'autore racconta dell'amicizia e di come a volte l'anima gemella non la si trova dentro una relazione di coppia dove ci si aspetterebbe, ma nelle persone che ci accompagnano nella nostra vita: qui sono descritte in modo molto dettagliato le personalità di Rocco Carbone e Pia Pera scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia.

 

 

Rocco Carbone viene descritto come una persona polemica, aggressiva, puntigliosa, dedita all'acool, permalosa, egocentrica e a tratti egoista... eppure nelle parole di Trevi leggiamo tra le righe come forse lui ha letto tra i tratti "lo strato più intimo e indifeso della natura di Rocco", che "Non riusciva mai a percepire un voler bene silenzioso e privo di manifestazioni tangibili. E se il prezzo di ciò di cui più aveva bisogno era il far sentire in colpa gli altri, ebbene, si sentissero in colpa!"

 

 

 Pia Pera invece viene descritta come "una specie di Mary Poppins all’incontrario, per nulla pedagogica, dotata di pericolose riserve di incoerenza e suscettibilità stranamente amalgamate a una dolcezza del carattere che a volte erompeva in maniera commovente dai modi ironici e maliziosi"

 

 

 

Trevi conduce il lettore in molte riflessioni intorno al tema dell'amicizia, mi ha colpita molto quando paragona gli amici a "rappresentazioni delle epoche della vita che attraversiamo come navigando in un arcipelago".... è molto potente questa metafora che conduce il lettore a dare un suo pensiero alla domanda cos'è veramente una relazione.... 

 

gli amici a volte ci fanno da specchio e spesso ci rimandano un'immagine di noi che non ci piace,sarà successo a tutti di essere, almeno una volta nella vita, accusati di qualcosa che è solita fare la persona che ci sta accusando, ecco questa è la proiezione....

 

la proiezione è un meccanismo di difesa in cui ci liberiamo di parti scomode di noi vedendole, scaraventandole in altri, così facendo non le affrontiamo mai veramente: per dirla alla trevi, quell'amico  e ciò che ci infastidisce di lui è la rappresentazione di una parte di te!

lo stesso vale per ciò che adoriamo degli amci: sono parti di noi che hanno bisogno di essere amate e circondate da persone simili per poter venir fuori pienamente.

 

quando ci infastidice o al contrario ci affascina un tratto di un caro amico, quello è un buon momento per farsi domande su se stessi... cosa dice di me la cosa che mi irrita o mi attrae dell'altro?

 

il racconto attraversa anni e periodi storici e non manca mai di coinvolegere il lettore nei meandri della personalità dei due protagonisti perfettamente delineati dal sentimento nei loro confronti.

  

lo definirei amorevole come libro, perchè per tutte le sue righe l'amore si respira!

 

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9-11-2021
Quello che tu non vedi

"Quello che tu non vedi"  appartiene al genere drammatico dal Regista Thor Freudenthal

Tratta il tema della schizofrenia sullo stile "beautiful mind" portando lo spettatore dentro la mente del protagonista : un adolescente che vive tutte le sfide della sua età con l'aggravante della sua malattia

il regista decide di descrivere l'ancora attuale pregiudizio nei confronti delle malattie mentali a confronto delle malattie fisiche e prova a separare la persona dalla sua malattia

Di seguito un paio di discorsi del protagonista che ci portano bene dentro questi due temi:

"In un primo momento non l'ho voluta vedere come un fallimento però non era così facile...

mi cominciavano a guardare in modo diverso, come se avessero paura di me

Potevo fare qualsiasi cosa ma non vedevano il me che vedevano prima,

ma ho Lasciato che andasse così, sono diventato spettatore della mia vita,

questo mi è sembrato il vero fallimento"

"Al liceo c'era una ragazza cui era stato diagnosticato un tumore alle ossa, prima che morisse hanno fatto venire una boy band a scuola affinché pranzasse con lei, tipo ultimo desiderio

È stato molto commovente

Però mi ha fatto pensare:se sei un ragazzo con il tumore la gente non vede l'ora di venirti in soccorso, sono ansiosi di esaudire qualsiasi desiderio tu abbia, ma quando sei schizofrenico non vedono l'ora di farti diventare il problema di qualcuna altro "

Davvero consigliato 

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9-11-2021
Giri giri ma non trovi una strada che ti renda serena

 "La sensazione di sentirsi nel bel mezzo di una rotatoria…. Giri giri ma non trovi una strada che ti renda serena” Così mi sentivo prima di conoscere la Dott.ssa Valentina Strippoli. È grazie a lei che ora non solo ho trovato “ l’uscita” ma ho anche trovato la forza di imboccare tutte le uscite della rotatoria… Ho imparato a sentire le mie emozioni e a lasciarle vivere , perché dando forma alle emozioni affronto ciò che può accadermi di bello e di brutto nella vita affrontando la vita nel miglior modo possibile. Oltre alla sua competenza, conoscenza ed esperienza, la dott.ssa possiede la capacità di metterti a tuo agio dai primi minuti della seduta. Svolge il suo lavoro con grande passione e tutto ciò si percepisce durante le sedute. Non ci sono parole per ringraziarti …mi hai portato a vivere le cose con un’altra prospettiva…la mia prospettiva e non quella inculcata dei miei genitori o quella che la società si aspetta da noi o ci impone. Grazie di cuore Valentina

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30-7-2021
quando hai armi buone in mano...i mostri, che sono quelli che in fondo ti hanno portato là, non sono più mostri.

Non tutte le armi sono temibili. Non tutte sono oggetti studiati apposta per “contundere”, esistono armi più sofisticate che se ben usate ti aiutano ad affrontare le cose della vita. Ma per poterle padroneggiare ad arte devi averci un “maestro d’armi” di quelli capaci, di quelli che sanno davvero il fatto loro. La mia “maestra d’armi” si chiama Valentina. La sua “palestra” è una stanza come tante, con i libri messi qua e là sugli scaffali, una finestra luminosa, diplomi vari appesi alle pareti, un paio di poltrone comode e dei quadri. Uno di questi è pieno di giallo, giallo di fiori e azzurro e sembra messo apposta per stimolare la concentrazione. O la voglia di mondo.
In quella stanza ti senti così a tuo agio che dopo un po' che ci vai è come sedersi sulle nuvole. Non che mi ci sia mai seduto sulle nuvole. Ma mi immagino che sia un po' così.
Nella stanza, anche se sei fermo, in realtà cammini. Dal primo giorno che ci entri cammini, anche se non te ne accorgi subito, anche se non sai bene dove stai andando. Ma sai che ti puoi fidare. Un po' ti ci vuole per capirlo, ma è esattamente dal primo giorno che cominci il tuo percorso. Certo non è facile, come tutte le cose belle del resto. Immaginate di essere in una specie di videogame, di quelli che man mano che vai a vanti, acquisisci forza e padronanza e consapevolezza delle tue potenzialità e conoscenza delle armi che hai a disposizione.
E quando hai armi buone in mano e sai come usarle i mostri, che sono quelli che in fondo ti hanno portato là, non sono più mostri. Sono solo le cose normali della vita che ti si parano davanti. E il bello è che quelle armi sono roba tua, ce le avevi di “default” e non lo sapevi. Consapevolezza è una parola chiave. Empatia e professionalità altre parole chiave. E, di mio, aggiungerei il sorriso di Valentina. Il percorso è finito ed è stata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Se tornassi indietro? Beh, non aspetterei che le cose della vita diventino mostri, lo farei prima il percorso, prima che l’ansia ti impedisca di uscire di casa, prima che il panico si impadronisca di te, prima che le gallerie che imbocchi con l’auto sembrino le fauci nere di quei mostri di cui vi dicevo prima. Il percorso è finito e la prima cosa che realizzi è che a un certo punto la tua guida ti ha lasciato la mano e tu lo hai finito da solo. Ma quando è successo che ti ha lasciato la mano non te ne sei accorto. Il percorso è finito. E un po' ti dispiace e ha l’effetto di certi amori estivi che finiscono a settembre e ci hai preso solo il bello. Grazie di tutto.

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9-6-2021
La rigidità ha creato una gabbia attorno a me

SOFFRIVO DI ATTACCHI DI PANICO , LA MIA VITA ERA INIZIATA A LIMITARSI , MI SONO DECISO CON MOLTO SCETTICISMO DI ANDARE DALLA PSICOLOGA E HO SCELTO LA DOTT.SSA VALENTINA STRIPPOLI.

 

DA QUEL MOMENTO MI HA CAMBIATO LA VITA , VEDERLA DA ALTRE SFACCETTATURE E SOPRATTUTTO COMPRENDERLA ED ACCETTARLA.

 

LA RIGIDITA.' DELL'EDUCAZIONE DEI GENITORI , IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI E QUINDI I CONDIZIONAMENTI CHE CI VENGONO IMPOSTI DAL MONDO IN CUI VIVIAMO MI HA CREATO UNA GABBIA ATTORNO A ME , DELLE BARRIERE, DEGLI OSTACOLI APPARENTEMENTE INSORMONTABILI .

 

GRAZIE A LEI HO INIZIATO UN PERCORSO E PIANO PIANO TUTTE LE MIE PAURE SI SONO SGRETOLATE . LA COSA CHE MI HA STUPITO DI PIU' E' STATO LO SCOPRIRE UN MIO LATO NARCISISTA CHE IO CREDEVO ASSOLUTAMENTE DI NON AVERE CHE HA CONDIZIONATO TUTTA LA MIA VITA , VOLERE ESSERE SPECIALE , IL PIU' BRAVO DI TUTTI , AVERE TUTTO SOTTO CONTROLLO , INVECE SONO COME TUTTI GLI ALTRI UMANI, UNA PERSONA CHE OGNI GIORNO CERCA DI AFFRONTARE LA VITA NEL MIGLIORE MODO POSSIBILE .

 

LA MEDICINA PER LA NOSTRA CURA SIAMO NOI STESSI . ADESSO GUARDO IL FUTURO CON PIU' SERENITA', LEI MI HA DATO GLI STRUMENTI PER AFFRONTARE E GESTIRE I PROBLEMI MA SO CHE LA COSA PIU' IMPORTANTE DI TUTTO E' CURARE IL MIO BENESSERE, METTERLO AL PRIMO POSTO . IN FUTURO NON SO DIRE SE AVRO' BISOGNO DI ANDARE IN TERAPIA MA DI SICURO SAPRO' A CHI RIVOLGERMI.

 

IL MIO CONSIGLIO E' QUINDI ANDARE DALLA PSICOLOGA .

 

GRAZIE DI CUORE DOTT.SSA VALENTINA.

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7-3-2021
Uno dei significati della psicoterapia!

Vorrei raccontare la mia esperienza con la d.ssa Strippoli attraverso una favola trovata sul web, di cui purtroppo non sono in grado di riportare la fonte.

 



C'era una volta un bambino che tutti gli anni andava in vacanza dai nonni coi suoi genitori. Tutti e tre prendevano il treno per raggiungere la destinazione.

 


All'età di 15 anni quel bambino ormai ragazzo, chiese ai genitori di poter andare da solo a trovare i nonni.
I genitori acconsentirono e lo accompagnarono in stazione a prendere il treno.

 


All'arrivo del treno, il padre diede un foglietto al ragazzo dicendogli che in qualsiasi momento avesse avuto bisogno di aiuto, ne avrebbe dovuto leggere il contenuto.
Il viaggio iniziò. Il ragazzo era felice di fare quell'esperienza, ma man mano che scorreva il tempo, cominciava a salirgli una sensazione di malessere. Erano paura e ansia. Era la prima volta che si staccava dai genitori, temeva gli succedesse qualcosa di brutto, inoltre sul vagone i passeggeri non erano affatto affettuosi con lui.

 

Quando il malessere diventò angoscia, il ragazzo si mise a piangere disperato, non sapendo più come gestire le emozioni che provava. Poi si ricordò del biglietto del padre e tirò fuori dal taschino il biglietto.

 


Lesse: figliolo, sono nell'ultima carrozza.

 



Per me è questo il senso della psicoterapia. Sapere che in qualsiasi momento ne abbiamo bisogno, possiamo chiedere e ricevere aiuto.

 


Sono stata fortunata che la d.ssa Strippoli fosse nell'ultima carrozza del mio treno.
Infinitamente grata.

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1-3-2021
Facevo visite sperando mi trovassero qualcosa da poter curare con delle medicine

Circa un anno fa, ho deciso di affidarmi alla dottoressa Valentina Strippoli.
Le avevo provate tutte; visite mediche, dottori, pronto soccorso: per tutti stavo bene e non avevo niente, ma io mi sentivo male.
Facevo visite sperando mi trovassero qualcosa da poter curare con delle medicine per porre fine al mio malessere; ed ogni volta tornavo a casa delusa perché il mio fisico stava bene e non riuscivo così a curarmi come pensavo.
Fino a quando ho detto "basta, voglio risolvere questo problema" e ho deciso di iniziare la psicoterapia.
La mia vita si era fermata tutta d'un colpo. Non mi riconoscevo più, non riuscivo a fare una passeggiata, a fare la spesa, a stare sola in casa che la mia testa cominciava a girare, vertigini fortissime, tachicardia e tutto ciò mi destabilizzava.
Non riuscivo a capire il perché di tutto questo e soprattutto mi chiedevo: perché a me? Cosa ho di strano? Vedevo gli altri stare bene, mi sembravano così felici. Io invece mi sentivo diversa e perennemente in ansia per tutto e con un malessere fisico che non mi permetteva di alzarmi dal divano.
Lungo il mio percorso con Valentina ho scoperto me stessa. Piano piano tutte quelle spiacevoli manifestazioni sono sparite. Ho capito tante cose e soprattutto ciò che pensavo fosse "sbagliato" di me, in realtà si è rivelato non un difetto ma un pregio.
Valentina mi ha aiutato a vedere le cose sotto altre prospettive che non avevo mai considerato e mi ha aperto la mente, liberandomi dagli schemi che la società e la famiglia mi avevano fatto credere.
E' stato un percorso lungo e difficile, ma ne è valsa la pena.
Non c'è cosa più bella di conoscere se stessi e capirsi, sentirsi normali e accettarsi soprattutto nei momenti difficili.
Grazie agli strumenti che Valentina mi ha fatto scoprire mi sento una persona nuova e le domande che mi facevo prima ora non ci sono più.

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9-2-2021
Articolo pubblicato sul Carlino di Pesaro il 5 gennaio 2021

Mi ha colpita molto la storia di Daniele, spero non si adiri per averlo citato.

 

Ho deciso di scrivere un breve articolo sul fenomeno del negazionismo, o meglio sul meccanismo di difesa chiamato NEGAZIONE, prendendo spunto dagli articoli pubblicati sul Carlino il 4 e il 5 gennaio 2021: “Negazionista ricoverato: <<Non volevo capire>> Ha polmonite bilaterale e gli serve ossigeno.” ,“«Sul virus sono stato davvero un paranoide» Ora il negazionista pentito è conteso dalle tv”

 

 

L’intento di questo scritto è in primis augurare una pronta guarigione a questo signore: trovo che sia la prima vittima dell’abuso di questo meccanismo di difesa, ed in effetti come, sembra ammettere anche lui, capisce quanto caro sia il prezzo di questo uso smodato di un atteggiamento difensivo.

 

 

La seconda motivazione che mi spinge a scrivere è un profondo ringraziamento sempre al Signor Daniele per averne parlato e per aver condiviso la sua esperienza: come per ogni inghippo della mente, parlarne può aiutare altri ad aumentare la consapevolezza su di sé! Perciò veramente GRAZIE di essersi così tanto esposto!

 

 

La terza è provare ad infondere la speranza che con un duro lavoro di consapevolezza si possa smettere di abusare della negazione; il concetto che vorrei che passasse è lo stesso relativo all’alcool o alla tecnologia: non è l’acool ad essere patologico, così come non è la negazione ad essere il problema, il disagio nasce dall’abuso di alcool, dall’uso improprio delle tecnologie e dalla necessità del tutto sproporzionata di negare anche quando saremmo perfettamente in grado di reggere la frustrazione che la realtà ci induce.

 

 

Mi spiego meglio!

 

 

Il nostro corpo tende all’omeostasi, ovvero non ama i cambiamenti perciò si attiva a mantenere l’equilibrio per evitarci esperienze di dolore, di qualsiasi natura sia.

 

 

Uno dei modi in cui si attiva il nostro cervello è La negazione, che interverrà come una sentinella che ci mette in allarme: !!!PERICOLO PERICOLO, SE NON LO VEDI O LO SENTI NON ESISTE!!!! Se nego la sua esistenza non avrò più paura!!!!!

 

 

 

A volte la negazione è un atteggiamento maggiormente conveniente per noi, un esempio di questo sono le emergenze. Chi si trova di fronte a scene funeste e ha il compito di portare soccorso, almeno nelle prime fasi non fa altro che usare la negazione per predisporsi ad affrontare qualcosa di drammatico: negandone la minaccia incombente riesce a razionalizzare e salvare se stesso ed altri.

 

 

Questa fantastica sentinella agisce tuttavia non potendo dirimere le informazione,  quindi anche di fronte ai dolori causati dalle evoluzioni della vita umana (per es mi impegno in una relazione ma nego il dispiacere dovuto al fatto che avrò dei limiti alla mia libertà individuale) sia di fronte a dolori imprescindibili perché di fronte a loro siamo semplicemente impotenti (questo è il caso dell’attuale  pandemia: ci sono dentro ma nego la sua natura sconosciuta, mutevole, generatrice di impotenza sotto diversi fronti, nego che mi fa sentire piccola ed inadeguata).

 

 

È compito dell’IO adulto capire se si tratta di un dolore propedeutico che quindi ci converrebbe provare per evolverci , o un dolore di altra natura, la cui negazione è invece funzionale.

 

 

 

 

La negazione è un meccanismo di difesa utile ed efficace, indispensabile per i bambini, ma può diventare un vero e proprio inghippo, una trappola in cui la nostra mente ci imbriglia se la usiamo indistintamente per tutti i dolori che la vita ci sottopone.

 

 

Infatti la negazione è appunto una tutela infantile, che unita al pensiero magico (la creazione di legami tra situazioni o cose del tutto arbitrari ed affidati alla fantasia o alla simpatia esulando dalla logica)aiuta i bambini ad integrare esperienze sconosciute e dolorose: insieme agli adulti, i bambini imparano il pensiero logico razionale, supportati dalle strutture emotive degli adulti capiscono di poter reggere la frustrazione un po' per volta e ad ogni frustrazione superata, abbandonano pian piano la necessità di negare il dolore perché integrano una visione del loro io che sarà capace di reggere la botta.

 

 

Così da adulti la negazione rimane presente, ma addomesticata alle necessità dell’io adulto che può decidere sia conveniente negare per aumentare le sue capacità di coping o reazione alle avversità.

 

 

Quale aumento delle capacità di coping ci sono a negare la frustrazione di un virus che ci ha gettato tutti con le spalle al muro? L’esperienza del signor Daniele ci dice ..nessuna! non è diventato più lucido, non ha potuto salvare se stesso o altri, anzi la negazione ha nutrito il pensiero magico creando una connessione personale tra una situazione di emergenza mondiale e il potere di chi è tenuto a tirare le fila dei paesi.

 

 

La prima vittima di questo è chi abusa delle due sentinelle Negazione e pensiero magico: infatti con questo non capire quale dolore posso reggere e quale mi conviene negare, si ritarda costantemente il momento in cui impariamo a vederci e sentirci adeguati, continuiamo a sottostimare le nostre potenzialità a sopportare questi dolori, con la conseguenza che la negazione sarà la nostra unica arma anche d adulti, perché non avremo strutture emotive temperate e fortificate dalla frustrazione!

 

 

Questo articolo vuole essere un messaggio di speranza: dall’abuso di negazione e pensiero magico si può disintossicarsi!

 

 

Ognuno di noi, seguito da professionisti dei meccanismi di difesa e del loro abuso,  può prendere contatto con le parti più profonde di se stesso, aprire un dialogo e cercare di diventare quella figura di riferimento che forse non ha avuto nell’infanzia: ovvero un adulto che guarda con fiducia alla parte bambina di noi, che gli/le dice:

 

 

“so che puoi farcela, so che ti senti impotente, so che hai paura, ed hai ragione  a sentirti così, è assolutamente adeguato che tu ti senta così in una situazione dove il mondo è allarmato, ma so anche che queste emozioni puoi contenerle dentro di te senza negarle per renderle più docili.

 

 

Fa male sentirsi inermi lo so, ma negare la paura è un’operazione fallita in partenza che ti spingerà a negare l’oggetto che ti ha indotto lo spavento, allora si che, respingendo l’esistenza di una virus che ti infonde la paura, avrai davvero provocato a te stesso una situazione drammatica.

 

 

Oggi hai scelta, puoi scegliere di soffrire restando nella paura, ammettendo che non c’è  niente di sbagliato nel sentirsi piccoli ed insicuri…sono certa che queste sensazioni  si trasformeranno in coraggio.”

 

 

Forza Daniele! Il mio augurio, accompagnato alla pronta guarigione fisica, è che il tuo IO adulto dopo questa opera di fortificazione che questa esperienza drammatica sta agendo,  possa sentirsi più capace di reggere tutte quelle volte in cui la realtà purtroppo ti farà sentire inerme ed insicuro!

 

 

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7-1-2021
NataleCovid: stop ai cenoni, tristezza o occasione?

Dalla data dell'ultimo DPCM di inizio dicembre, vedo la frenesia di tutti intorno cercando di salvaguardare la tradizione natalizia di riunirsi intorno ad un tavolo per festeggiare il natale.

 

Possiamo spostarci? Possiamo ricongiungerci ai nostri cari? 

Gli italiani che non rinunciano alla tradizione?

 

non sono sicura sia davvero solo questo! così come non sono sicura sia solo una tristezza festeggiare con noi stessi o con la famiglia con cui si abita di consueto senza allagarsi ad altri parenti.

 

nella mia pratica clinica il natale comincia molto presto, gran parte delle sedute già da inizio dicembre hanno come tema l'obbligatorietà, sentita da molti, di condividere questo momento altrimenti si lascierebbe da soli qualcuno o altri si offenderebbero... per molti versi questo covid potrebbe andare incontro ai tanti coraggiosi che ogni anno trovano il modo di scegliere le persone con cui condividere le feste, tollerando la solitudine di altre persone care.

 

in psicoterapia chiedo spesso " ma se non hai voglia di andare da tua madre a natale, perchè non glielo dici e non vai?"

domanda affatto banale e molto complicata a cui si risponde "perchè è mia madre", "perchè è natale", "perchè mi dispiace che rimane sola" ecc

 

allora queste risposte ci danno ogni anno l'occasione di capire a cosa servono i ricongiungimenti ed i cenoni festivi per alcune persone: salvaguardare l'illusione che in famiglia vada tuto bene, ci si vuole bene e siamo amati! 

 

 

ILLUSIONE! appunto!

 

la figura chiave di questo articolo è una donna che si specchia, in quanto l'assenza di altri ci permette di vedere in noi stessi quanto siamo legati ai nostri meccanismi di difesa che a natale indossano le lucine dell'albero e brillano tutti pur di farci sentire amati... quindi incrementiamo il nostro mood di compiacenza o, il nostro mood di sottomissione alle regole imposte, perchè così la nostra parte vulnerabile si può sentire senza sensi di colpa.

 

 

ma è davvero così? davvero un cenone basta a farci sentire amati? e che prezzo si paga ad andare in un posto solo perchè quella persona è biologicamente mia madre, o perchè sul calendario c'è scritto 25 dicembre senza averne il piacere di condividere il tempo cone lei?

 

 

a questo punto di solito mi viene controbattuto "ma alla fine a me fa piacere stare con lei" ed io di solito rispondo, appunto alla fine, ma le situazioni hanno anche un inizio e un continuo in cui tu decidi di rinuciare a star bene accontendandoti di sentiri a posto solo alla fine!

 

il covid che straordinaria opportunità ci offre? quella di stare seduti con noi stessi il giorno di natale o con le persone con cui stabilmente condividiamo il piacere del tempo insieme.

 

 

mi direte "ma è triste lo scambio dei regali da sola", beh non posso darvi torto, eppure mi viene da pensare a quanto effettivamente sia allegro e pieno di vita lo scambio fatto per la tradizione, un dover pensare a cosa regalare perchè è natale e c'è lo scambio dei doni sotto l'albero!?

 

 

mi direte "ma io sono sola tutto l'anno almeno a natale vorrei stare in compagnia?" certo è assolutamente vero, tuttavia mi chiedo quanta solitudine si respira in qualcosa fatto per riempire un vuoto piuttosto che per il valore in sè

 

 

credo che questo natale ci darà modo di riflettere sui nostri valori veri: parenti contenti della tua partecipazione per la tradizione e quindi delusi e offesi dalla tua assenza sentita.... cosa conta davvero per te? quanto conta il tuo essere vicino ai tuoi sentimenti ?

 

Allora cosa fare? specchiati nella bellezza che c'è dentro di te, nella tua adeguatezza quando assumi atteggiamenti protettivi verso i tuoi diritti e chiediti....

 

 " se non avessi paura di sentirti in colpa, se avessi intorno a te tutti parenti felici per ogni tua scelta, anche se non sono loro la tua scelta, cosa faresti veramente?"

 

 

 

quest'anno ti aiuta il covid... l'anno prossimo mi auguro una tua scelta attiva!

 

 

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14-12-2020
"Io sono l'abisso" Donato Carrisi.... Vittima, persecutore e salvatore

Carrisi non smentisce le aspettative del lettore suo appassionato fan: questa storia racconta i meandri abissali dell’animo umano nelle sue sfaccettature più patologiche; i protagonisti del romanzo Sono tutti vittime, carnefici e salvatori , offrendo l’occasione per parlare di una teoria molto interessante.

 

 

Secondo Stephen Karpman, analista transazionale americano, in molte interazioni le persone rispettano una sorta di schema, in cui recitano la propria parte come se seguissero un copione. Questo schema è rappresentato da un triangolo, in cui a ogni vertice corrisponde un ruolo. I tre ruoli sono: persecutore, salvatore, vittima.

 

 

Queste dimensioni coesistono in ognuno di noi, I ruoli non sono fissi, ma intercambiabili. È possibile passare da un ruolo all’altro e giocarne più di uno contemporaneamente. L’intensità del dramma varia in base al numero di cambiamenti di ruolo e al lasso di tempo in cui avvengono.

 

 

I personaggi di Carrisi sono oggettivamente vittime di abusi e violenza nel peggiore dei casi, stereotipi e pregiudizi nel migliore, ma tutti nella loro evoluzione riescono anche a trovare dentro di sé la parte di carnefice e la parte di salvatore.

 

 

Ne “io sono l’abisso” le persone che maggiormente alloggiano nel ruolo di vittima sembrerebbero essere le donne della storia, ma con un colpo di coda finale ci racconta quanto anche in loro ci siano gli altri aspetti.

 

 

I  miei complimenti per aver scelto un tema attuale e drammatico come la violenza di genere associata ai suoi pregiudizi, non a caso a mio parere il suo libro è uscito a cavallo del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

 

 

Affronta in modo molto profondo il tema dell’Umiliazione . “Si rese improvvisamente conto che nessun maschio avrebbe mai potuto provare quel genere di sofferenza che ti fa sentire inferiore oltre che vulnerabile . Non era solo il frutto di uno scontro impari . Era l’improvvisa consapevolezza , quasi un’illuminazione , che dietro la brutalità si celasse un insopportabile senso di superiorità . Non mi ha picchiata perché è più forte , mi ha picchiata perché pensa di averne il diritto

 

 

In questo diritto si nasconde il tema dell’ essere vittima, la violenza di genere è ampliamente celata e mantenuta nella cultura che impone la donna santificata come madre e, complice come compagna.

 

 

Le donne vittime di violenza credono di trovare la forza di reagire ai soprusi, resistendo. Sono convinte di ricavare il loro potere e la loro autostima tenendo duro, spesso non muovendosi dal ruolo di vittima, posizione questa che riusulta incomprensibile ad un occhio esterno, in realtà il bisogno di dipendenza e la forza di resistere è probabilmente l’unico modo che hanno per sentirsi  valevoli;  senza provare oppressione, non saprebbero come sentirsi di valore, perché la tristezza della loro storia le ha fatto credere che il valore sia stare in piedi nella sofferenza.

 

 

Nelle donne della storia albergano anche gli altri due ruoli di carnefice e salvatore ma sono soffusi, indistinguibili, li possiamo notare nella ragazza vittima delle violenze del fidanzato con la porche, che si rivolta contro l’aiuto della cacciatrice di mosche, “salvando la sua storia/posizione” e diventando contemporaneamente carnefice di se stessa.

 

 

Quanto spesso si sente questa negazione nelle donne vittime di rapporti violenti? come detto sopra, rinvigorendo il suo carnefice interiore si rinforza la parte vittima che crede e spera di poter trarre potere ed efficacia dalla resistenza al persecutore (senza rendersi conto che spesso questo persecutore è appunto prima di tutto dentro la donna stessa!).

 

 

L’altra donna che soggiorna in questo ruolo è la ragazzina protagonista e vittima reale di revenge porn(complimenti per il tema di estrema attualità!). La ragazza è anche visibilmente la salvatrice dell’uomo che puliva, liberandolo dal non-sense della sua vita: se tu fossi annegato da bambino lo sarei stata anche io!

 

 

In questa pre-adolescente il ruolo di carnefice è meno visibile ma pur presente, con lo stesso meccanismo delle donne vittime di violenza: agendo contro se stessa (con i due mancati/tentati suicidi) rinforza la vittima che è in lei, la quale punta nel recupero del rapporto con il padre attraverso una empatia che risulterà irrealistica.

 

 

Altra donna chiave del romanzo e altra vittima è la cacciatrice di mosche: Carrisi ce la delinea in ogni particolare nella sua depressione e rassegnazione,;anche in lei è visibilissima la salvatrice: il suo scopo di vita è salvare le altre donne, perché la vittima che è in lei ha subìto uno dei dolori più atroci che una madre possa patire.

 

 

La sua persecutrice interiore la si scorge nel fatto che viene descritta come incastrata nel presente, costretta a fare una cosa per cercare di lenire i suoi dolori, un po' come il sue ex marito, un alcolista che placa con l’alcool ciò che l’alcool danneggia esplicitando benissimo l’assioma dell’intero romando, il male è un cerchio!

 

 

Vivere nel presente ed in una casa piena di angoscia è il modo che ha per ricordare a se stessa il male che non ha impedito, in questo caso la persecutrice che è in lei la rende vittima e la sua forza è la punizione che crede di star subendo con giustizia morale.

 

 

Il protagonista maschile è quello che descrive magistralmente i 3 ruoli, in quanto Carrisi ce lo delinea con chiari tratti di un disturbo da identità multiple: due identità ben distinte, la vittima ed il persecutore, mentre il salvatore non ha fatto in tempo a delinearsi perché l’epilogo sarà repentino.

 

 

Vittima di abusi e violenze, rinasce dalla melma di una piscina, si è spesso interrogato sul senso della sua vita, invisibile agli occhi del mondo che conosce e che si dovrebbe prendere cura di lui, visibile solo come vittima di odio, anche lui comincia a trovare un senso nel resistere alla paura e al dolore, si comincia a percepire bravo nel fare questo: non sono morto, vuol dire che esisto e sono forte.

 

 

Il meccanismo che si insinua anche in lui è la necessità del dolore per poter di nuovo sentirsi valevole, se lo procura per avere la possibilità di essere forte, visto che non avrà paura, fino a che non scoprirà che dentro di sé vive anche un salvatore e, a quel punto il triangolo drammatico della sua personalità si completa.

 

 

 

Questo romanzo ha molto di psicologico, ci ricorda quanto tutti noi ci alterniamo in questi tre ruoli di vittima, carnefice e salvatore: la salute sta nella integrazione dei tre ma soprattutto nel saperli riconoscere dentro di noi, nel provare a guardarli da fuori .

 

 

Sia nella posizione di vittima, sia nella posizione di carnefice è ben comprensibile come sia insinuato un dolore ed un malessere, tuttavia, Carrisi ci aiuta a vedere bene quanto anche il ruolo del salvatore sia una trappola dorata: infatti ci obbliga a fare qualcosa, ce lo impone moralmente o ci permette di continuare ad essere vittime…. Ed anche quando  salva qualcuno, spesso soffoca noi! Ed impedisce di vivere  appieno le nostre scelte.

 

 

Bravo Carrisi, ottima descrizione della sofferenza umana.

 

 

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6-12-2020
Giunone Fano per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

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1-12-2020
"D.ssa non so cosa dirle oggi".....Il silenzio in psicoterapia

Alcune riflessioni sul silenzio!

Spesso durante un percorso di psicoterapia ci imbattiamo in sedute in cui il portagonista è il silenzio e spesso questo ospite è fonte di molto turbamento.

"D.ssa non so cosa dirle oggi", "non ho niente di cui parlare, possiamo saltare la seduta?"

queste sono alcune delle frasi che sento pronunciare più spesso e mi ritrovo a parlare della metafora del teatro.

 

Il teatro è un posto in cui per lo più assistiamo a rappresentazioni sul suo palco: gli attori hanno dei copioni prestabiliti, recitano passionalmente la loro parte nella storia. 

poi lo spettacolo finisce e il teatro rimane vuoto!

Alcuni teatri organizzano delle visite guidate alla struttura, alle quinte, al palco, proprio mentre questo è privo delle sue rappresentazioni: è una visita molto profonda, perchè ogni sedia, ogni pezzo di tessuto del sipario, ogni mattonella del palco traspira i drammi rappresentati nelle varie messe in scena, ma in quel momento della visita a teatro vuoto diventano i protagonisti.

 

Ecco quello che accade in una seduta in cui non si ha nulla da dire: le rappresentazioni sono ferme e si ispeziona con cura quegli elementi che sono immersi nel silenzio e che fanno da sfondo alle nostre rappresentazioni drammatiche.

 

Suggerisco al paziente di cogliere l'opportunità di non avere nulla da dire, come l'opportunità di fare una visita guidata nel teatro silente della propria anima, per dare voce a tutti quegli elementi che fanno da sfondo a ciò che ci accade.

Spesso incontriamo uno degli attori che nella nostra vita è stranamente sempre presente in ogni dramma inscenato: l'imbarazzo! 

lo immaginiamo come un attore che sapendo della visita guidata al teatro, ne approfitta per essere visto, si mette sul palco e se ne sta lì in attesa che noi lo andiamo ad intervistare.

 

Ognuno ha dentro di sè un teatro silente con il signor imbarazzo seduto in attesa e quando proviamo a parlare con lui, scopriamo che può raccontare tutti i drammi vissuti e descritti nelle sedute precedenti da una prospetiva profonda e assai meditativa.

 

trovo le sedute in cui non si ha niente da dire, le più produttive a livello terapeutico, nonchè le più utili per imparare a conoscere il nostro signor imbarazzo interiore e le sue potenzialità di racconto....pur stando zitto!

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1-12-2020
Zona arancione e psicoterapia 2020

 
COSA cambia per le sedute di psicoterapia dal 16 novembre ?
 
 
*fortemente consigliato per tutti il passaggio alle sedute online modalità già obbligatoria per chi è sottoposto a quarantena fiduciaria o isolamento per aver contratto l'infezione sars-cov 2
 
 
*permanenza della possibilità di effettuare sedute in presenza dato che sono visite sanitarie e visto il rispetto della normativa sull'obbligo della mascherina  ,
 
del distanziamento
 
e dell'igiene delle mani
 
 
*chi proviene da un comune diverso rispetto allo studio in cui abbiamo l'appuntamento, dovrà munirsi di autocertificazione                       </div>
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19-11-2020
Quarantena fiduciaria e psicoterapia online

SEDUTE DI PSICOTERAPIA ONLINE- DPCM 25-10-2020 -QUARANTENA FIDUCIARIA - ISOLAMENTO

ORIENTIAMO CI INSIEME!
Dal 26 ottobre lo studio Di psicoterapia riapre la possibilità delle SEDUTE DA REMOTO, utilizzando Skype, Zoom, whatsapp

Il primo motivo per cui un paziente può scegliere questa modalità è per ottemperare al dpcm 25-10-2020

Gli altri motivi sono la quarantena fiduciaria e l'isolamento!

Leggi l'intero articolo QUI

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27-10-2020
ORDINE PSICOLOGI MARCHE: GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

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15-10-2020
Norme per accesso in studio in sicurezza

 

NORME ANTICOVID PER UN ACCESSO IN SICUREZZA

per presentarsi in studio è obbligatorio :

A) Non essere sottoposti a quarantena o risultati positivi al virus, condizione per cui c'è il "divieto assoluto" di uscire di casa

B) NON avere sintomi da infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5, in questo caso si raccomanda fortemente di rimanere a casa, contattare il proprio medico e limitare al massimo il contatto con altre persone.
Il tutto verrà anche firmato con un'autocertificazione che ti fornirò

C)È richiesta la massima puntualità per evitare attese nella sala d'aspetto

D)all'ingresso dello studio, non potremo darci ancora la mano, anzi troveremo un igienizzante da usare obbligatoriamente

E) ti sarà misurata la temperatura con un termometro ad infrarossi

F) Dovrai arrivare con la mascherina indossarla per tutto il tempo insieme.


Nel ricordarti che il distanziamento è solo fisico , ti dico che Mi dispiace molto di questa limitazione delle nostre libertà, e che mi dispiace introdurre altre regole all'interno della stanza terapeutica.

A causa dell'emergenza sanitaria, per poter effettuare i colloqui di persona avremo bisogno di accorgimenti per il bene tuo e mio e delle persone che abbiamo a casa.

D'altro canto la vicinanza emotiva sarà garantita anche dal potersi guardare negli occhi che "comunicheranno" forse anche più delle nostre bocche coperte.

Ti (ri)vedo con enorme piacere!

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25-8-2020
La stanza degli ospiti, Dreda Say Mitchell.... una storia di validazione

"Per quanto io tenti di aumentare la mia dose di coraggio, in me c’è un seme di paura che non la smette di crescere."

Questo libro tratta della storia di una grande sofferenza, è possibile seguire la protagonista attraverso le peripezie esterne che la investono, ma soprattuttto attraverso i meandri della sua mente che si svela al lettore nel pieno della sua rimuginazione sofferta, senza però mai aver l'impressione di essersi persa nella totale mancanza di controllo.

Lisa ha una storia che è la storia di ognuno di noi: non è facile fare i conti con il proprio passato, soprattutto se celato dietro una cura dell'apparenza, come accade in molte famiglie.

Un passaggio interessante dice:

"È questo che accade nelle famiglie come la mia: se l’imbarazzo bussa alla porta, lo si invita a entrare, lo si disinnesca in maniera permanente e poi lo si spazza via nascondendolo sotto il tappeto." e ancora "Migliore. Non è forse sinonimo di eccellente, straordinario, supremo? È così che le sembra la situazione? Poi mi viene in mente che è una di quelle parole di copertura dietro cui si nascondono le famiglie della classe media come la mia, in modo da non dover fare i conti con le emozioni"

Lisa ci racconta della fatica emotiva di integrare il proprio passato drammatico nella vita presente e contemporaneamente proiettare un’immagine di noi al mondo, ma come prosegue l'autrice "dentro c’è sofferenza, c’è dolore, ci sono ricordi che ci perseguitano e che non se ne andranno mai."

 

I tentativi di analisi che spesso si fanno non sono proficui, soprattutto se si ha una smania di etichettare con le diagnosi «Per tutti questi anni mi sono rivolta a un’infinità di terapisti che mi hanno fatto ogni genere di diagnosi – hanno detto che ero ossessiva, vittima di bullismo, affetta da stress post-traumatico, matta da legare – mentre, per tutto il tempo, ho sofferto del male più umano che esista: un cuore spezzato».

L'autrice centra un punto molto frequente in terapia: molte delle persone che approdano nello studio di psicoterapia, da bambini non hanno subito un trattamento da essere umani, sono stati disconfermati continuamente, trascurati in modo estremo e hanno imparato a dissimulare la sofferenza, arrampicandosi in questa vita; cercano equilibrismi che li portano a mettere le spunte su quelle che sono le tappe fondamentali della cultura in cui sono vissuti.

Ed una volta messe le spunte, ci si rende conto della ruota da criceto in cui stanno correndo: dov'è la vicinanza emotiva a ciò che pensano , sentono o sono? 

Approdati in analisi, cercano diagnosi come se dietro quella parola ci fosse la verità, in realtà ancora una volta non saranno visti se messi dentro una casella.


Viviamo con Lisa la sua ricerca della verità che, lei sa, le darà questa corrispondenza con se stessa:;ho trovato interessante recensirlo, perchè la sensazione che accompagna tutto il libro assomiglia molto alla storia di una psicoterapia: si parte dalla totale mancanza di fiducia in se stessi e nei propri ricordi, si attraversano momenti di assoluto buio che piano piano vengono riconosciuti veri e validi per chi li racconta e chi li ascolta, questa corrispondenza si chiama validazione, e da lì parte la storia d'amore con se stessi.

Ciò che cura non è la diagnosi o il protocollo di trattamento, come non è il sapere esattamente cosa ci è accaduto da bambini ma essere validati e piano piano imparare a darsi valore e conferire senso e validità ai propri pensieri ed emozioni anche quando tutta la realtà intorno sembra continuare a sconfermare le tue tesi.

 

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15-7-2020
Giunone Fano si presenta: la violenza nella coppia

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14-6-2020
molti degli ostacoli con cui finiamo per confrontarci, a volte in maniera lacerante, sono in realtà auto sabotaggi da noi stessi creati

La vita è un film la cui trama non è affatto scontata e possono presentarsi momenti particolarmente sfidanti in cui la sensazione è quella che ci si trovi innanzi a ostacoli insormontabili, che non vi siano vie d’uscita e si debba esser costretti solamente ad arrendersi e subire le avversità che ci affliggono.

 

In uno di questi frangenti mi sono visto a dover contemporaneamente gestire la perdita dell’unico genitore ancora in vita dopo una serie di lunghe e gravi patologie che gli avevano progressivamente procurato una totale infermità, la frustrazione per un rapporto di coppia che soffriva, dopo due decenni, la mancanza di condivisione dei bisogni e comunicazione e mi aveva portato a cercare fuori le mura domestiche complicità e affetto che non trovavo più al loro interno, una situazione professionale vissuta con grande precarietà, frustrazione ed origine di moltissima ansia a livello di stress emotivi.

 

Spinto da questo disagio ho, per mia fortuna, scelto di farmi aiutare da Valentina, ispirato dal suo sorriso solare e dalla freschezza della sua giovane età, il cui atteggiamento e modo di rapportarsi mi ha immediatamente messo a mio agio e il cui contributo è stato fondamentale per una riscoperta delle enormi risorse di cui la nostra mente dispone ma che troppo spesso finisce per trascurare.

 

Ho così iniziato un percorso che mi ha portato a realizzare che molti degli ostacoli con cui finiamo per confrontarci, a volte in maniera lacerante, sono in realtà auto sabotaggi da noi stessi creati e che non ci sono situazioni, pur gravi che siano, per le quali non si possano elaborare risposte e soluzioni che ci consentano di uscirne con consapevolezza e fiducia.

 

Valentina è stata fondamentale nell’aiutarmi da un lato a guardare dentro me stesso e dall’altro a considerare eventi, stati d’animo e circostanze da prospettive diverse dalle mie abituali.

Ho riscoperto un nuovo me, ho imparato ad accettare ed amare anche le mie debolezze e imperfezioni ed essere tollerante con queste e con la naturale legittimità di emozioni, bisogni ed errori cui non avevo mai dedicato l’ascolto che richiedevano.

 

Ho concluso questa esperienza terapeutica con un senso di forte gratificazione, una rinnovata autostima, tanta fiducia in me stesso e nel futuro e sono assolutamente grato di aver trovato il coraggio e la decisione di volerla affrontare; è stata senz’altro una delle migliori scelte compiute per il benessere mio e delle persone a me più vicine e che mi stanno a cuore.

Vorrei che questa mia testimonianza possa essere utile anche ad altri che si trovino a doversi confrontare con inquietudini analoghe.

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29-5-2020
Ti capita di sentirti indispensabile nelle relazioni che vivi? che fatica!

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28-5-2020
Spiegare la psicoterapia! Regola numero uno:Non giudicare da uno scatto!

Ho deciso di descrivere cosa sia un percorso di psicoterapia partendo dal cinema, una metafora che spesso uso con i  miei pazienti in seduta.

L'immagine guida di questo articolo è una delle tante del bellissimo film di Benigni "la vita è bella": se dovessimo giudicare la qualità del film da quella scena o da quel fotogramma, ne convenite con me che non avremmo proprio lo stesso pensiero che abbiamo dell'intero film?

 

 

Ecco! La psicoterapia è fatta di incontri tra il terapeuta ed il paziente, ad un ritmo più o meno costante: ogni seduta è lo spezzone del film che stanno girando insieme.

Una singola seduta ha la possibilità e, perchè no, il diritto di essere inutile, difficile, stupida, banale, vuota ecc ecc ecc..... 

 

 

Chiedo sempre alle persone che si rivolgono a me di avere pazienza e aspettare un tempo sufficiente per dare un loro parere, di solito non prima delle 45/50 sedute, ovvero un anno di terapia.

All'inizio sembra un tempo infinito, come un pò all'inizio di un film che sappiamo durare oltre 2 ore, poi però il ritmo prende il sopravvento, la storia prende vita, i discorsi tra i protagonisti ci incatenano lì e ci trasportano verso il finale.

 La vera cura sta nella relazione, nella costanza, nel tempo dedicato a noi stessi, nel ritmo del film che stiamo girando, non esistono terapie magiche, tutti gli indirizzi hanno una loro efficacia fermo restando il tempo e il ritmo delle sedute!

 

E' sempre possibile interrompere la visione di un film, così come la terapia.... rimarremo sempre con la domanda "chissà come finiva"? che, in termini psicoterapeutici, ha un significato profondo connesso alla propria percezione di sè, alla relazione con l'altro e alla capacità di stare con ciò che non ci piace e la relativa frustrazione!

 

 

Se deciderete di rivolgervi ad un terapeuta, valutate l'idea dell'investimento: si fa un piccolo mutuo su un bene che, al contrario dell'auto o della casa, alla fine del finanziamento lo troveremo rivalutato rispetto a quanto lo abbiamo pagato!

 

 

buona visione del vostro film!

 

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17-5-2020
Persino gli elettrodomestici se fermi da un pò faticano a ripartire...figuriamoci noi, esseri fragili ed imperfetti!Cosa aspettarci dalla fase 2

Eccoci alla fase 2!

Accanto alla voglia di uscire e riprendere in mano la nostra vita, non voglio nascondere una certa preoccupazione, per diversi motivi.
 
 
 
1 la pandemia
Non abbiamo sconfitto un bel niente, la fase due è imparare a convivere con il virus, cercando di far stare in pari il rapporto, non dobbiamo pensare di sovrastarlo per evitare di esserne sopraffatti.
Il rapporto deve essere una convivenza, come in famiglia nessuno vince e nessuno perde.
Pensare di essere più forti ci porterà a perdere!
 
 
 
2 ricominciare è più difficile di fermarsi
Quando ci hanno detto di non uscire ce l'abbiamo fatta, non è certo che siamo pronti a riprendere : potrebbe essere difficile star fuori casa per lungo tempo, potrebbe esserci un pieno d'ansia nel riprendere a frequentare i posti e le persone solite.
Non giudichiamoci come deboli se avremo paura e i primi giorni avremo voglia di rientrare il prima possibile. Siamo umani!
 
 
 
3 rivedere i congiunti
Da un lato ne abbiamo voglia, dall'altro no.
Anche qui abbiamo tenerezza per noi stessi: ci siamo presi una pausa di due mesi dalle relazioni, ci siamo quasi abituati all'isolamento!
anche se ci vogliamo bene potrebbe volerci un po' prima di passare tanto tempo insieme.
Non mi stupirei se i primi momenti nel rivedersi saranno carichi di disagio, non si saprà cosa dire, sarà strano vedersi senza schermo...potremmo voler ritornare a casa presto.
 
 
4 fare sport
Non vediamo l'ora di tornare ad allenarci o a passeggiare... non mi stupirei se le prime uscite non avremo la forza di concluderle perchè l'ansia ci prende con affanni e tachicardie che complicheranno i nostri sognati allenamenti.....
 
 
 
 
ABBIAMO CURA E COMPRENSIONE PER NOI STESSI!
 
 
Tutto tornerà ....ma con calma....e forse alcune cose è bene rimetterle in discussione perchè come le facevamo prima magari non vanno più!
 
 
Siamo stati vittime di un momento storico eccezionale, non siamo supereroi!
 
Persino gli elettrodomestici se fermi da un pò faticano a ripartire...figuriamoci noi, esseri fragili ed imperfetti!

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3-5-2020
Covid-19, Coronavirus "come sono cambiati i setting terapeutici"

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26-4-2020
Riapertura Studi Covid19

Nuovi strumenti e oggetti nel setting terapeutico

Io speriamo che me la cavo!

Da lunedì 27 aprile gli studi riapriranno.

Si può scegliere tra la modalità presenziale o continuare con le modalità e-health

*PUNTO 1* -Potranno scegliere la modalità presenziale *solo* coloro hanno le Seguenti condizioni

A) *Non essere sottoposti a quarantena* o risultati *positivi* al virus, condizione per cui c'è il "divieto assoluto" di uscire di casa

B) *NON* avere sintomi da infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5, in questo caso si raccomanda fortemente di rimanere a casa, contattare il proprio medico e limitare al massimo il contatto con altre persone.

Per poter effettuare la seduta in modalità *presenziale* è necessario rispettare alcune regole che ti elencherò al punto 2

*PUNTO 2* -Chi non ha Condizioni elencate al punto 1, potrà scegliere la modalità presenziale sapendo che:

A)Sono consentiti gli spostamenti da casa ```anche in un comune diverso``` motivati per *motivi di salute.*, ovvero una visita medica specialistica

B)Il motivo dello spostamento deve comunque essere dimostrato, anche mediante *autocertificazione* in cui si dovrà scrivere:

VISITA MEDICA SPECIALISTICA in data.... Alle ore......
CON LA DOTT. SSA VALENTINA STRIPPOLI
PRESSO LO STUDIO SITO

IN VIA TOMANI AMIANI 1, FANO,

VIA DEL NOVECENTO 44, PESARO

O VIA PONCHIELLI 27 PONTE DEGLI ALBERI,

a seconda dello studio in cui avrete l'appuntamento.

La veridicità delle autodichiarazioni potrà essere oggetto di controlli successivi e la non veridicità di quanto dichiarato costituisce reato.

C)È richiesta la *massima puntualità* per evitare attese nella sala d'aspetto

D)all'ingresso dello studio, non potremo darci ancora la mano, anzi troverete un igienizzante da usare obbligatoriamente,poi indosseremo i guanti

E) negli studi di Pesaro e Ponte degli alberi la *mascherina* sarà una nostra compagna di seduta, entrambi la indosseremo per l'intero colloquio. Senza la mascherina non potremo effettuare la seduta. io sarò seduta alla scrivania e tu sempre nella solita poltrona, così avremo i *due metri*

Nello studio di Fano, dovrai arrivare con la mascherina, poi ci sarà un vetro in plexiglass tra le nostre poltrone, distanti 2 metri tra loro, quindi potremo evitare di tenerla per la durata del colloquio; al termine sarà indossata nuovamente per salutarsi


Nel ricordarti che il distanziamento è solo fisico , ti dico che Mi dispiace molto di questa limitazione delle nostre libertà, e che mi dispiace introdurre altre regole all'interno della stanza terapeutica.

A causa dell'emergenza sanitaria, per poter effettuare i colloqui di persona avremo bisogno di accorgimenti per il bene tuo e mio e delle persone che abbiamo a casa.

D'altro canto la vicinanza emotiva sarà garantita anche dal potersi guardare finalmente negli occhi che "comunicheranno" forse anche più delle nostre bocche coperte.

Ti rivedo con enorme piacere!

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26-4-2020
Fiori sopra l'inferno, Ilaria Tuti

#Fiorisopral'inferno di #ilariatuti è un libro abbastanza complesso, di non facile lettura almeno all'inizio: ho faticato molto ad entrare nella dinamica del racconto e più volte ho pensato di mollarlo.

Come descrive per le pareti dell'Istituto, anche  alle parole del racconto è legato il dolore della storia e dei personaggi; in fondo è una storia di morte e dolore e la scrittrice ha sottolineato molto bene nella fluidità del racconto questo aspetto, quasi ricreando verso la lettura quel senso di repulsione naturale che tutti abbiamo verso la morte, accompagnato dalla curiosità morbosa, tipica dell'essere umano di fronte al macabro, e questo spinge a continuare a leggere.

 

 

Il personaggio di Teresa è la chiave del racconto, è veramente definito nei dettagli, una donna dall'apparenza sgorbutica che per il sol fatto di essere tratata con gentilezza perchè donna, si sente discriminata.

La sua anima è molto matura, ha imparato a convivere con #paura e #disperazione, alimentando una profonda #compassione per se stessa, atteggiamento che la aiuta nell'indagine verso la cattura di questo essere animalesco; lei lo comprende e, l'autrice attraveroso di lei,  ce lo fa vedere come la prima vittima della storia terribile di cui è protagonista, sa che i mostri vedono l'inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre tutti noi ci limitiamo a contemplare i #fiori che crescono sul terreno.

 

 

Gli altri protagonisti di questa storia sono i #bambini, Teresa è molto brava a connettersi con la sua bambina #interiore e di nuovo è fenomenale nel capire le dinamiche del gruppo di bambini, leali l'un l'altro e si inserisce in modo naturale nella fiducia di questi esseri fragili del paese di Travenì. Tutto ciò permette di divenire noi lettori consapevoli del legame inversamente proporzionale che esiste tra la preziosità di un'esistenza e il tempo passato sulla terra, facendocelo sentire nel profondo.

 

 

Gli abitanti omertosi, o il collega Marini fanno da sfondo a questa indagine macabra: i primi rappresentano la natura fragile legata all'apparenza che tollera male la coesistenza delle tragedie nella prorpia storia, l'altro è una chiave di volta per il personaggio di Teresa, la prende sul serio, non reagisce ai suoi atteggiamenti sgorbutici difensivi, va oltre e vede la sua anima.

 

 

In conclusione trovo un bel percorso di crescita nella lettura di questo libro, ci aiuta a far coesistere dolore e vita nella stessa comunità, stanza, persona, anima!

 

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23-4-2020
Coronavirus 2020, presentazione progetto "Un the psicologico tra le colleghe"

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17-4-2020
Covid-19, Coronavirus e benessere psicologico

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30-3-2020
Il libro dei baltimore, Joel Dicker

Un bel viaggio nei meandri dell'amore e dell'adolescenza con tutti i loro risvolti drammatici.

Direi che il fil rouge è "il primo amore non si scorda mai"...e ci accompagna nel corso della nostra vita!

Il racconto è tutto un salto tra passato e presente, una serie di flashback che ricordano il thriller nell'intensità della storia e nel suo intreccio; si parte dalla storia di 3 ragazzi che, con le rispettive intemperanza adolescenziali  diventano adulti con le loro scelte da compiere, si passa attraverso gli adulti di oggi che fanno scelte sulla base del passato che hanno avuto, ma non si apprda esattamente nel futuro: il lettore ha la sensazione che ogni strada è possibile avendo rielaborato e  integrato il senso della propria storia.

Trovo molta similitudine con la psicoterapia in questo senso: le strade infinite che si aprono quando la storia della propria vita diventa un punto di partenza piuttosto che la guida incoscia.


Come in ogni psicoterapia c'è una tragedia: nel racconto fa da spartiacque  sottolineando la differenza tra uomini e donne, e come si evolvono: gli uni si ridimensionano nei simboli che avevano acquisito prima, e le altre si rivelano svelando tratti misteriosi e ambigui.

Anche queste evoluzioni sono spesso visibili nei pazienti, rielaborare la propria storia vuol dire abbandonare le difese nevrotiche che mantenevano un equilibrio sintomatologico, per approdare in una realtà ridimensionata e meno definita.

 

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11-2-2020
27 Gennaio....Giornata della Memoria

Avvicinandosi la data del 27 gennaio, storicamente la giornata della memoria, sento molto spesso sottolineare le problematica relativa alla perdita di memoria.

Pian piano i testimoni reduci non ci saranno più, come faremo a ricordare?

Il mio pensiero è che bisogna guardare alle cose silenziose che vengono nutrite in profondità e senza rumore dagli eventi del passato, che vivranno in eterno e si svilupperanno con vigore

E a proposito di nutrimento, Un esempio c'è lo fornisce il cibo, il cui rapporto con la religione è innegabile e differente nei vari contesti religiosi e può essere benissimo l'emblema del nostro mutamento sociale che unisce la tradizione con l'innovazione...per me la più alta forma di integrazione.

Esistono tante mense scolastiche fornite di nutrizionista, che tentano di integrare i vari menu dei bambini, sia rispettando le esigenze di intolleranze alimentari , sia le esigenze religiose.

sono sempre maggiori i venditori di Kebab, non facciamo altro che vedere negozi vegetariani spuntare in città... e la frequentazione di questi posti è veramente variegata: dai ragazzi alle coppie mature... 

un esempio di grande integrazione alimentare e culturale l'ho avuto quando la ragazza che serve il cibo al kebab che spesso frequento, si presenta; si chiama Hannan, ma di fronte ad uno splendido tavolo pieno di verdure fresche e colorate, mi dice di chiamarla anche Anna .... un suo collega la rimprovera invitandola a non far sconti sulla pronuncia....io intervengo dicendo che forse lo ha fatto per agevolarci, visto che la lingua italiana prevede  la lettera H muta, ma che concordo con lui, forse possiamo aspirarla per ponunciare bene il suo nome!

l'alimentazione come tentativo di rispetto dell'alterità: sia di chi "migra", sia di chi "ospita" in tema di disponibilità delle risorse alimentari.

In sintesi, assistiamo a tante discussioni in tema di immigrazione, ospitalità, approdi portuali... e come si dice, fa sempre più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

Vorrei mettere un pò di luce su questo aspetto e compito del cibo e del modo di guardare ad esso: un esempio silenzioso di stretto intreccio, figlio prodigio di una memoria antisemita...

 

 

 

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27-1-2020
"Lo psicologo non e’ una specie di mago"

LEGGI LE OPINIONI DI CHI CI E' PASSATO!

 

Ho deciso di iniziare la terapia circa 5 mesi fa, non sapendo bene cosa aspettarmi.
Soffro di un disturbo d’ansia chiamato tricotillomania e forse speravo di riuscire a superarlo nel giro di qualche mese, ma ovviamemte non e’ stato così.
Per queste cose ci vuole tempo, non si annulla con qualche seduta un meccanismo insito in te da 13 anni.
Lo psicologo non e’ una specie di mago, ma una persona che ti aiuta, una persona con cui puoi confidarti, una persona che ti tratta come una persona normale a tutti gli effetti.
E la Dottoressa Strippoli e’ stata questo, mi ha accompagnato in questa mia prima terapia lasciandomi libera nell’agire e libera nel raccontarle i miei pensieri.
Per me e’ stato molto difficile, forse perché non mi aspettavo tutto questo, ma d’altronde finché non provi una determinata situazione non sai mai come sia realmente..
Dopo circa 15 sedute sono arrivata alla conclusione che non era il momento giusto per me, non ero ancora mentalmente pronta per affrontarla.
Perché la terapia oltre a richiedere un impegno fisico, richiede anche un grandissimo impegno mentale. Ed io ancora non ero pronta.
Ma non mi pento assolutamente di questi mesi perché la dottoressa Strippoli ma ha aiutata moltissimo.
Mi ha fatto scoprire cose del passato che magari non avrei voluto scoprire e mi ha fatto capire cose di me che da sola non sarei mai riuscita a capire.
Anche se la terapia e’ durata relativamente poco indubbiamente sento di aver avuto già una crescita personale.
Anche se questo non e’ il mio momento so che questa e’ la strada giusta, e so che più avanti tornerò in terapia. E chissà magari ne farò anche più di una.
Il mio consiglio spassionato e’ di provare questa esperienza, perché vi può solo aiutare. Poi a smettere si fa sempre in tempo dato che non c’è nessuna costrizione.
Chi decide di andare in terapia e’ il più sano, e non il più malato.

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21-1-2020
"Sono arrivata in studio la prima volta con tanta disperazione,......Credevo di essere sbagliata..."

LEGGI LE OPINIONI DI CHI CI E' PASSATO

 

La psicoterapia per me è un luogo fantastico nel quale ho trovato la possibilità di dare alla luce tante versioni di me stessa, senza i condizionamenti che ci vengono solitamente imposti dal mondo che ci circonda.
Sono arrivata in studio la prima volta con tanta disperazione, tanta paura ma anche con una grande speranza in sottofondo che aveva la voce fioca ma che non smetteva mai di sfiorarmi la mano durante il mio cammino.
Credevo di essere sbagliata, avevo una visione drasticamente negativa di me ed ero eccessivamente giudicante nei mie confronti.
Ero in cerca di risposte, ambivo a una sorta di guarigione, volevo annullare la me stessa inadeguata e diventare l'ideale di me stessa che mi avrebbe reso orgogliosa di quello che sarei diventata.
Queste aspettative mi davano la forza di continuare il mio viaggio, perché la terapia questo è per me: "un viaggio a tappe infinite alla scoperta di noi stessi".
Nonostante tutto però era una continua delusione perché ogni volta le aspettative erano disattese, non c'era mai quel senso di risolto ed ogni volta la tentazione di mollare che mi assaliva perché dopo tanto impegno e tanta sofferenza non sentivo altro che disperazione e impotenza.
Ma ad oggi io posso dire di amare me stessa come mai avrei creduto di fare, non vorrei annullare nessuna delle mie parti buie, non vorrei sentirmi risolta, non vorrei cancellare nessuna mia imperfezione .....vorrei solo sentirmi IO ed è una sensazione impagabile perché mi amo a prescindere, anzi amo maggiormente le mie parti dolorose e misteriose perché mi hanno resa me stessa e mi renderanno una nuova me in futuro.
Io sono molto di più di una definizione, di un giudizio, di un comportamento, di una patologia....: io sono una storia nel bel mezzo di una trama, della quale non sempre ho potuto fare la narratrice perché altri hanno scelto per me provocandomi gioie e grandi sofferenze, ma posso usare la mia storia per vivere un'esistenza piena perché solo quando hai il coraggio di guardarla per intero puoi sentirti unito e spinto dal desiderio di vivere per te stesso.
Credo che ognuno sia straordinariamente unico e complesso in tutto il suo essere, nella sua totalità c'è tutto quello che gli serve (non c'è nulla da escludere), non ci sono parti buone e meno buone....siamo come un puzzle ricco di frammenti che ci sono serviti nelle tappe del nostro percorso...e noi siamo il nostro percorso ....sta poi a noi scegliere giorno per giorno come proseguire il cammino, quali frammenti usare e quali aggiungere per rendere sempre più ricco il nostro puzzle.
Valentina è una professionista competente senza dubbio fortemente orientata ad aiutare il paziente facendolo sentire al sicuro e comprendendo nel profondo la sua sofferenza.
Molto spesso è riuscita a cogliere perfettamente le mie istanze, ma ciò che più mi ha aiutato nel mio percorso è stata l'umanità che ha dimostrato nel mettere a nudo i suoi limiti...quella umanità e e quei limiti che tutti abbiamo e che troppo spesso non prendendoli in considerazione, rischiano di farci sentire responsabili per colpe che non sono nostre, ci consumano e ci imprigionano in circoli viziosi, togliendoci la lucidità di seguire l'unica strada possibile: LA NOSTRA...

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21-1-2020
"nella mia testa pensavo che con un paio di sedute si sarebbe risolto tutto"

OPINIONI 

"Ho iniziato la psicoterapia dopo un calvario durato due anni girando in lungo e in largo per capire che cosa avevo. Tutto è iniziato dopo una banale influenza dove non riuscivo più a riprendermi… ero senza forze dolori muscolari, giramenti di testa, svenimenti, tachicardie (ancora non ne ero a conoscenza, ma erano attacchi di panico) fischi alle orecchie che mi perseguitavano anche dopo qualche mese.
Ho fatto moltissimi controlli ed esami per capire che cosa mi stava succedendo, ma tutti gli esami e i medici specialisti che incontravo non mi chiarivano la situazione anzi ero sempre più in confusione perché dalle visite non risultava nulla… solo dopo un po' andando per esclusione ho contattato una psichiatra che dopo un brevissimo colloquio mi disse che soffrivo di depressione e quindi mi prescrisse degli antidepressivi e degli ansiolitici. Ovviamente fino ad allora mi ero curato solo con le medicine per ogni malattia/malessere quindi per me era normale e andai avanti per 1 anno; risultato: aumento di peso, ben 16kg, non avevo più attacchi di panico ma mi sentivo ancora male e senza forze… la psichiatra voleva vederci chiaro mi disse che non era normale e mi fece fare altri esami e controlli, ma anche qui nulla, allora mi disse che soffrivo di fibromialgia (malattia cronica) e voleva prescrivermi altri medicinali oltre a quelli che già stavo prendendo (gli avrei dovuti prendere a vita); a questo punto la svolta, stanco e non soddisfatto della terapia psichiatrica perché i medicinali mi davano troppi effetti indesiderati, iniziai ad informarmi e a cercare uno psicologo; volevo cambiare il modo di curarmi, dopo una ricerca ho contattato Valentina Strippoli, quindi abbiamo fissato un appuntamento.
Dopo 3 incontri abbiamo deciso di iniziare la psicoterapia, Valentina mi è sembrata fin da subito una professionista, rassicurante ed empatica.
Non ero mai stato da uno psicologo quindi non sapevo come si sarebbero svolte le sedute; nella mia testa pensavo che con un paio di sedute si sarebbe risolto tutto, che con qualche “parola magica” mi sarei sentito meglio; insomma avevo interpretato la psicoterapia come una vera e propria “pillola” che sarebbe servita a farmi guarire.
La psicoterapia non funziona così, il percorso è lungo e a volte molto “duro”, è difficile accettare il fatto che sei stato cresciuto da dei “modelli” che ti hanno condizionato nei comportamenti portandoti a “non volerti bene”, ma la voglia di stare meglio mi ha dato la forza di continuare; non voglio entrare nello specifico della mia terapia, ma posso solo dire che ho scoperto di ignorare e sopprimere inconsciamente sentimenti ed emozioni per troppo tempo, non ascoltando i mie bisogni, questo mi ha portato a stare male e quindi a cedere fisicamente, il mio fisico mi aveva dato un segnale e mi ha fatto capire che c’era qualcosa che non andava. Il primo passo è stato quello di diminuire e terminare poi gradatamente i farmaci (una mia scelta), poi dopo un anno e mezzo (frequenza settimanale) ho terminato la terapia, ora sto molto meglio. Valentina mi ha dato gli “strumenti” per affrontare al meglio la vita, e lo ha fatto con professionalità dimostrando anche molta umanità; la “medicina” per far funzionare la cura siamo noi stessi.
In futuro non so dire se avrò ancora bisogno di una terapia, ma di sicuro saprò a chi rivolgermi."

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21-1-2020
"La casa delle voci"

#Carrisi non smentisce! Porta il lettore in un mondo patologico senza perdere la lucidità, scorre nei meandri delle voci del passato collegandolo perfettamente ai protagonisti del presente della narrazione.

"conoscevo i miei genitori, ma non sapevo i loro nomi"

Le voci sono dentro di noi, sono le nostre parti costruite nel tempo che  abbiamo vissuto e grazie alle persone che ci hanno parlato.

Da adulti ci parlano ognuna a suo modo e nel complesso formano la persona che siamo.


Il racconto è immersivo, tendiamo a immedesimarsi e a perdere presto il senso del tempo.
Geniale nel finale!

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18-1-2020
"Joker"

"la cosa peggiore di avere un disturbo mentale è che gli altri si aspettano da te che ti comporti come se non ce l'hai"

Ottimo lavoro del regista #Toddphillips
Trovo una eccellente riproposizione del disagio mentale acuto e grave, magistrale interpretazione di #joaquinphoenix

La chicca della scena improvvisata la dice lunga...

Mi sono infatti ritrovata anch'io catapultata nel delirio del protagonista e parteggiavo per lui...

Da professionista del disagio mentale, è assolutamente importante cercare di arginare lo stigma sociale che circonda le persone con patologia....

Sulla falsa riga di #aranciameccanica di #stanleykubrick questo film ci ricorda che spesso abbiamo perso l'umanità, aspettandoci indistintamente comportamenti stereotipati, annullando l'individualita nella maggior parte dei casi, peggiorando delle patologie in altri.

#wearealljoker #thatslife

 

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18-1-2020
"Tutto il mio folle amore"

su questo film, tutte le parole sono superflue.

mi piace citare

"la felicità non è un diritto, ma una botta di culo"...

Ma con quello che ci è capitato bisogna imparare a convivere ...

"Vedendo la felicità anche dove non c'è"

Splendido e commovente film di #gabrielesalvatores

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18-1-2020
Supervisione clinica

NUOVO SERVIZIO DI SUPERVISIONE CASI CLINICI

Questo post è rivolto ai colleghi Psicologi, psicoterapeuti..
Ho deciso di mettere disposizione dei colleghi, soprattutto i meno esperti, le mie competenze acquisite in oltre 10 anni di libera professione.

Propongo incontri di supervisione dei vostri casi clinici, a PREZZI MOLTO AGEVOLATI soprattutto per gli Psicologi abilitati da MENO DI 2 ANNI, che quindi hanno ragionevolmente pochi pazienti.

La tariffa intera non è molto superiore, e sarà destinata a colleghi abilitati da 2 anni in su

VANTAGGI DELLA SUPERVISIONE :
*Vedere le cose da un'altra prospettiva
*Sbloccare qualche terapia in stallo
*Abituarsi al bisogno sano di chiedere e ricevere aiuto così poi da poterlo agevolare nei nostri pazienti
*opportunità di farsi conoscere per eventuali invii successivi

COSA FAREMO?
Non sono necessarie grandi preparazioni del caso, non è un esame sulle vostre competenze acquisite alla scuola di psicoterapia.
Qui nel mio studio si parlerà dei momenti difficili, delle vostre sensazioni di impotenza o incompetenza cercando di collegarle al vissuto che porta il paziente.

Ecco degli esempi che mettono a dura prova i terapeuti:

Le Provocazioni o le seduzioni del narcisista

il depresso arrabbiato

I silenzi degli evitanti e o dissociati o depressi

Il calore dei borderline

L'incastro con gli ossessisivi

La voglia di prendersi in carico il paziente oltre il setting

La voglia di mandarlo via e umiliarlo

il sentirsi attratti dal paziente

Il terapeuta che si distrae pensando a sé, perché accade?

Ecc. Ecc

COME SI SVOLGERANNO GLI INCONTRI:
nel mio studio a Fano, via Stefano Tomani Amiani 1

Il Colloquio sarà il mezzo principale, poi molti role playing,ovvero simulate delle sedute che vi hanno messo in difficoltà...

Le difficoltà sono gli elementi che ci fanno crescere come terapeuti... È solo con loro possiamo scoprire le cose belle a cui non prestavamo attenzione!

Per info e Contatti:

link contatti
 w. App o SMS 333.50.31.409
Valentinastrippoli25@gmail.com
Messanger

 

 

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18-1-2020
"Hammamet"

Cinema e psicologia

La prima cosa che mi ha colpito è stata la lentezza voluta dal regista che, anche attraverso questa narrazione statica, ha ben descritto la solitudine del potere, del narcisismo, della totale assenza di empatia.
A me è piaciuto molto, gli unici aspetti emotivi della vita di craxi in questo film sono rappresentati dai rapporti cn figlia e nipote.
L'una spinta da una voglia di paterno mai colmata, l'altro spinto da un bisogno di costante approvazione.... Ci racconta due aspetti dell'amore, la cura e il compiacimento, entrambi completamente ignorati dall'egocentrismo.
Complimenti ad Amelio e allo splendido e versatile Favino!

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18-1-2020
"La misura del tempo"

Libri e psicologia.
Gianrico #Carofiglio non smentisce le attese di spunti di riflessione che ogni suo libro mi ha regalato.
Ne "#lamisuradeltempo" ci invita a fare un'orbita triste intorno ai sogni e agli ideali dei protagonisti, ed inevitabilmente intorno ai nostri sogni ed ideali...
Racconta proprio di una giovinezza sfiorita, di come immaginiamo la vita a 20 anni e ci guardiamo allo specchio a 40/50.
Descrive l'equilibrio che tentiamo di conservare, incontrando persone sconosciute all'interno di una fantomatica libreria aperta tutta la notte, con individui che discutono di Gorgia e Platone, che a mio parere non è altro che l'incontro coi nostri demoni e i nostri salvatori interiori.
In ultimo ma non meno importante c'è il dilemma morale dell'avvocato: colpevoli o non colpevoli, tutti meritano una difesa impeccabile, ma quanto costa all'avvocato in termini morali? Anche questo prezzo interiore pagato, potrebbe essere il completamento di un'orbita triste intorno ai propri sogni essendo tornati laddove siamo fuggiti
Una vera chicca la lezione ai magistrati 

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18-1-2020
CURRICULUM VITAE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Strippoli

  Via Stefano Tomani Amiani, 1 Fano (PU)

 

333.5031409

 

valentinastrippoli25@gmail.com

valentina.strippoli.142@psypec.it

 

www.valentinastrippolipsicologa.it

 

Studio di Fano: Via Tomani Amiani 1

 

Studio di Pesaro: via del Novecento 17, Centro medico San Pellegrino

 

Studio di Ponte degli Alberi: via Ponchielli 27, Centro salute ART.32

 

STRVNT79H65H926Y

P.IVA 02434110413

 

 

 

 

 

 

Competenze

Da più di 10 anni lavoro nel settore della salute mentale: nelle comunità terapeutiche, nei centri di salute mentale, a domicilio dei pazienti e infine in studio professionale.

 

Ho un'ampia formazione nella diagnosi e nel trattamento di disturbi della personalità, disturbi alimentari, d'ansia e dell'umore.​

 

Sono empatica, orientata alla soluzione e dedita a offrire un’assistenza eccezionale e ideare programmi terapeutici creativi per adulti affetti da disturbi psicologici o semplicemente  insoddisfatti della conduzione della loro vita.

 

 

Capacità

·         Culturalmente sensibile

·         Attenta a temi di carattere sociale ed ambientale (sostengo Komen, Save the children e treedom)

·         Formata nell’esecuzione di colloqui con pazienti

·         Esperto nella pianificazione della terapia e della dimissione

·         Abilità di parlare in pubblico

·         Esperto CBT (terapia cognitivo-comportamentale)

·         Efficienza nella gestione dei casi

·         Strumenti di valutazione della personalità (PAI)

·         Competenze di malattie legate all’ansia

·         Esperienza nei disturbi ossessivo-compulsivi

·         Attitudine al trattamento dei disturbi della personalità

·         Adatto alla risoluzione dei conflitti

·         Ricerca avanzata in Schema Therapy

 

 

Istruzione

Ø  dal mese di Marzo al mese di Giugno 2014

Scuola di Psicoterapia Cognitiva srl

Corso intensivo sulla Schema Therapy di 1°, 2°, 3° e 4° livello

Parte teorica conseguita con successo ai fini dell'ottenimento del diploma di specializzazione in Schema Therapy

 

 

 

 

 

Ø  27 LUGLIO 2010

Abilitata all’esercizio dell’attività Psicoterapeutica ad indirizzo cognitivo

comportamentale Riconosciuto Con Decreto Dirigenziale Del 26-06-2002.Ai Sensi

Dell’art.3 Della Legge 56/89

(G.U. Del 12-07-02, N°162 Serie Generale),(delibera n. 198 del 17/07/2010).

 

 

 

Ø  11 Maggio 2006:

Iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Regione Marche sezione A n° 1480

alimentare”

 

Ø  Giugno 2004

Università degli studi “Carlo Bo” Urbino (PU)

Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità

Votazione 110/110

Con conferimento di Lode

Titolo tesi:

“Emotional Eating” Uno studio condotto in popolazione non clinica.

Prof.ssa: Elena Acquarini

 

Ø  Giugno 1998 Liceo Ginnasio “V.Lanza” Foggia

Diploma di Maturità Classica, votazione 52/60

 

 

 

 

Esperienze professionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lingue

 

 

 

 

 

Capacità e competenze personali

 

 

 

Capacità e competenze

sociali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Competenze informatiche

 

 

 

 

 

 

 

Competenze artistiche

 

 

 

 

 

Patente

·         Da Gennaio 2011– oggi

Psicologa e Psicoterapeuta in libera professione

Attività di libero professionista in partita iva in studio privato:

·         Esecuzione di sessioni terapeutiche individuali.

·         Osservazione e monitoraggio del comportamento dei pazienti e risposte al trattamento.

·         Sviluppo e implementazione di piani terapeutici e modifica in caso di necessità.

·         Guida ai clienti con esercizi terapeutici efficaci integrati dalla terapia comportamentale cognitiva 

·         Al passo con i tempi sulle informazioni recenti e in via di sviluppo relative al settore della salute mentale mediante la regolare frequentazione di conferenze e workshop.

·         Coinvolgimento dei famigliari dei clienti nella pianificazione dei servizi sociali.

 

 

·         Consulente tecnico di parte  nei procedimenti:

1.       2013 Presso il Tribunale per i Minorenni delle Marche

2.      2019 presso il Tribunale di Pesaro

 

Principali mansioni: partecipazione alle operazioni peritali, elaborazione di relazioni circa le indagini tecniche.

 

·         Da Marzo 2006 ad Aprile 2012

Operatrice Sociale (3° livello) ed educatrice in comunità per gestanti e donne con figli a carico

·         Colloqui psicoeducazionali, individuali e di gruppo, di supporto alla funzione genitoriale e alle eventuali violenze subite o a cui si era assistito; progetti educativi di riabilitazione all’autonomia personale e di inserimento all’attività lavorativa

·         Monitoraggio del censo dei clienti utilizzando relazioni dei movimenti quotidiani e registrando le ammissioni, le dimissioni, gli appuntamenti con i medici e i dati di visita in loco.

·         Facilitazione di dimissioni armoniose attraverso l’incoraggiamento e la rassicurazione dei clienti durante le fasi di transizione.

 

Associazione “Rifugio O.n.l.u.s.” Casa Lucia Cuccurano di Fano

 

 

 

 

 

 

 

·         Gennaio-Febbraio 2006 Borsa Lavoro FSE

Psicologa

·         Supporto psicologico finalizzato al miglioramento dell’integrazione di ragazzistranieri ed italiani

 

Comunità riabilitativa “Villa Evelina” Lucrezia di Fano; centro di aggregazionegiovanile “Mabò” di Fermignano, entrambi gestiti dalla coop. La sorgente di

Montefelcino.

 

 

·         Anni scolastici 2005/06 e 2006/07

Psicologa

Progetto prevenzione Disturbi del Comportamento Alimentare

C/O le 2° e le 3° classi degli Istituti Superiori di Pesaro e Fano:

·         Progetto prevenzione Disturbi del Comportamento Alimentare

·         Conduzione di seminari e lezioni educativi per espandere la coscienza dei sintomi e delle tematiche dei disturbi alimentari

·         Presentazione del materiale relativo a casi realistici per discuterne con gli studenti

 

In collaborazione con:

ASUR N. 1 Centro di Salute Mentale “Ambulatorio per i Disturbi del

Comportamento Alimentare” Pesaro

Associazione Pesarese ONLUS Disturbi del Comportamento Alimentare

 

 

·         Da Novembre 2007 a Settembre 2009

Educatrice territoriale

·         Visite domiciliari, progetti educativi riabilitativi per aree di interesse, in collaborazione con il medico psichiatra, l’infermiera professionale e l’assistente sociale

·         Osservazione e monitoraggio del comportamento dei pazienti e risposte al trattamento.

·         Monitoraggio del censo dei clienti utilizzando relazioni dei movimenti quotidiani e registrando le ammissioni, le dimissioni, gli appuntamenti con i medici e i dati di visita in loco.

·         Indirizzamento dei pazienti agli enti di assistenza sociale e di sovvenzione.

       Associazione “A.L.P.H.A.”, Pesaro

 

·         Da Settembre 2004 a Settembre 2005

Tirocinante post-lauream

  • Sviluppo di gruppi terapeutici di attività psicoeducativa orientati al miglioramento del livello di funzionamento del cliente.
  • Elaborazione tests, gruppi psicoeducazionali, ricerca

 

ASUR N. 1 Centro di Salute Mentale, Pesaro

 

 

·         Estate 2000 – Estate 2001 - Estate 2002 - Estate 2003 (da Giugno a Settembre)

Educatrice/Responsabile Mini-Club

Responsabile Tecnico-Sportivo

Attività ricreative (piccoli spettacoli teatrali, giochi di gruppo, lavorazione manuale) e attività sportive ( balli di gruppo, aquagym, risveglio muscolare, aerobica) per adulti e bambini dai 4 ai 12 anni

Camping “Cala Ginepro” Orosei (NU)

 “Holiday Inn” Dimaro (TN)

 

 

Madrelingua Italiana

Altra lingua Inglese

Autovalutazione Comprensione Parlato Scritto

Buono

 

 

·         Propensione al lavoro di Equipe (ascolto, dialogo, responsabilità ed empatia;

armonizzazione degli elementi del gruppo affinchè diventi un corpo integrato dove ogni persona ha la possibilità di esprimere le proprie competenze in armonia con quelle degli altri per il raggiungimento ultimo degli obiettivi degli utenti; supporto tra colleghe per la prevenzione del Burn-out) acquisite nella comunità;

·         Propensione all'ascolto delle problematiche adolescenziali acquisita nei progetti scolastici

·         Tecniche di ascolto attivo ed interventi mirati acquisiti sia nel lavoro con i pazienti psichiatrici, sia nella comunità;

·         Conoscenza del rapporto madre-bambino, degli stili di attaccamento, delle regole educative, nonché della gravità delle conseguenze della figura materna inadeguata sui bambini acquisita nel lavoro con le ragazze madri della comunità

·         Propensione all’ascolto e al sostegno di donne vittime di violenza di genere, percorso di tutela da stalker ed aggressori, contatti coi tribunali e gli assitenti sociali, acquisite nella comunità per ragazze madri;

·         colloqui psicoeducazionali,

·         sostegno alla genitorialità,

·         progetti mirati al personale disagio dell'utente minore e/o maggiorenne

·         affiancamento del coordinatore di struttura nelle mansioni di:

o   relazioni ai servizi sociali,

o   convocazioni in Tribunale dei minorenni,

o   ideazione di strategie per un migliore lavoro di équipe finalizzato

o   all'utente e alla prevenzione del Burn out degli operatori.

o   organizzazione di:

o   eventi (feste di comunità, piccoli spettacoli)

o   viaggi per il rinnovo dei documenti nelle ambasciate straniere in Italia

o   (documenti, prenotazione online, itinerari A/R)

o   richieste per tesserini sanitari, mense, pullman scolastici ed esenzioni

o   varie per stranieri

 

 

 

 

 

Buone competenze informatiche del pacchetto Office, Open office, Internet, Posta elettronica;

 

buone capacità di insegnamento degli elementi per gestire una casella di posta elettronica, della scrittura di un'e-mail formale con lettera di

presentazione e curriculum vitae allegato, delle ricerca online di lavoro.

 

 

 

Competenze artistiche (decoupage, pittura su tela, stoffa, vetro, ceramica, disegno a carboncino)

acquisite nelle varie esperienze lavorative estive, e nel lavoro di educatrice

sociale.

 

 

Titolare di patente B, automunita

 

 

 

 

 

In fede Valentina Strippoli

 

 

 

 

 

 

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15-12-2019
LO FACCIO A SETTEMBRE!

Il pacchetto di conoscenza iniziale prevede 3 colloqui, un questionario, un test e la restituzione diagnostica con eventuale proposta di terapia.

 

Si può acquistare il pacchetto e successivamente decidere se iniziare il percorso terapeutico.

 

Per il mese di settembre 2019 e, per coloro che si proporranno con l'hashtag 

#LO FACCIO A SETTEMBRE! , ci sarà un'agevolazione del 10%.

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29-8-2019
i bambini imparano ciò che vivono

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31-5-2019
bisogno di gioco e spontaneità

Lo scorso 28 maggio è stata la GIORNATA MONDIALE DEDICATA AL GIOCO

Il Gioco e la  spontaneità costituiscono insieme uno dei 5 bisogni essenziali per l'essere umano, insieme a sicurezza, relazioni con gli altri, autonomia e disciplina....

Sembrerà strano ma certe abitudini o tendenze comportamentali adulte, hanno una forte correlazione, tra le altre cose, con l'assenza di gioco e spontaneità nella prima infanzia e quindi nell'impossibilità di godersi i piaceri della vita in età adulta...

Ad esempio lo vediamo in quegli adulti con un'attenzione eccessiva agli aspetti negativi o con un forte pessimismo; ancora in quelle persone che, per timore delle critiche, reprimono ogni sentimento o bisogno, oppure pretendono da loro stessi prestazioni eccellenti in ogni circostanza e si puniscono severamente criticandosi, quando non vanno bene le cose.

Giochiamo e cerchiamo di divertirci appena se ne presenta l'opportunità... Sia con i bambini, sia con noi stessi : prendiamo in giro le nostre peculiarità ma anche le nostre magnifiche imperfezioni.

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31-5-2019
Perchè si "pagano" le sedute saltate!

Come mai esiste la regola che le sedute dallo psicologo vengono pagate lo stesso anche quando non ci si può presentare?!

 

 

 

Non tutti i colleghi la applicano, ma è noto che noi psicoterapeuti (non solo gli psicoanalisti, caro Woody!) concordiamo con i pazienti questa regola.

 

Ad un primo sguardo, questo accordo risulta sgradevole, impari e quasi ingiusto: “se non lavora come fa a percepire dei soldi??”, “ho avuto la febbre dottoressa, mica non volevo venire!!”, “ha avuto del tempo libero dottoressa, dovrebbe essere contenta!!”, ecc

 

Queste sono solo alcune delle recriminazioni che si adducono di fronte al fatto di pagare un prezzo per le proprie azioni, ma la sgradevolezza viene in qualche modo assorbita quando spiego il senso ed il valore simbolo di questo gesto, ovvero imparare a soggiornare nelle conseguenze inevitabili delle nostre azioni.

 

Lo psicoterapeuta aiuta le persone in un momento in cui queste stanno soffrendo:  tale sofferenza è dovuta al fatto che stanno pagando un prezzo molto alto e divenuto insostenibile; noi aiutiamo le persone a comprendere quale dei loro atteggiamenti è causa del prezzo che stanno pagando e, se troppo alto, li sosteniamo nel percorso verso un altro atteggiamento che avrà un altro prezzo da pagare, magari più sostenibile….. ma ,cosa molto importante, ci guidiamo verso la consapevolezza che, in qualità di esseri umani, non abbiamo il super potere di rendere le cose gratuite!!!

 

Non esiste condotta senza conseguenze, sia essa  una scelta consapevole  o un’azione compiuta per cause di forza maggiore (inconsciamente o per indisposizione fisica!).

 

 

Anche quando non ci sembra di pagare un prezzo, in realtà lo stiamo pagando, solo che per noi è assolutamente sostenibile perché probabilmente è controbilanciato dal valore sottostante:  ad esempio nel mio tempo libero ho l’hobby del ciclismo ( non ribaltatevi dal ridere per favore!) e spesso porto ai miei pazienti esempi ciclistici, perché credo che la bici rappresenti una buona metafora della vita. È risaputo che questo hobby sia abbastanza costoso, ma tutte le volte che acquisto un componente meccanico o di abbigliamento, a me sembra di farlo gratuitamente, nonostante invece siano usciti dal mio portafogli quattrini ben sostanziosi! In questo caso il prezzo da pagare è solo molto sostenibile per me perché supportato dal valore che inseguo con questo hobby!

 

Lo stesso dicasi per prezzi metaforici: se un’amica per me molto importante ha bisogno del mio aiuto, e tale aiuto comportasse per me una qualche penalizzazione , ad esempio in termini di minor tempo da dedicare alla mia famiglia, probabilmente, sostenuto dal valore amicizia, il prezzo sarebbe per me assolutamente sostenibile ma devo essere conscia che comunque sia, ne sto pagando uno!

 

La cosa bella e divertente, ma non sempre di immediata comprensione, è che, in alcuni casi, possiamo scegliere il prezzo che desideriamo pagare! O meglio ancora, e qui la terapia è assolutamente fondamentale, possiamo scegliere quale valore è pienamente importante nella nostra vita e allora il suo costo sarà più sostenibile!

 

Le sedute di psicoterapia sono un impegno (in termini di tempo, soldi, fiducia, rispetto ecc)  che due persone scelgono di intraprendere insieme; per poter aiutare il  mio compagno di viaggio a trovare i suoi valori e i conseguenti prezzi che dovrà pagare per gli atteggiamenti che metterà in atto, non posso creare un ambiente fantasioso in cui esistono azioni senza conseguenze!

 

Decidere di non venire in seduta è di più facile ed immediata comprensione, ha il suo prezzo! Quelle che risultano più difficili sono le indisposizioni fisiche o le dimenticanze ( che inconsciamente esprimono molto!); queste sono condotte compiute per causa di forza maggiore e hanno un “prezzo”, una conseguenza esattamente come le scelte volontarie.

 

Noi terapeuti cerchiamo di abituare la persona allo sgradevole soggiorno nelle conseguenze delle azioni, con il pagamento della seduta o con un suo recupero: quest’ultima parte è una formula che permette l’accordo tra le parti e il cominciare a spostarsi su quel percorso divertente di cui accennavo prima, ovvero  la possibilità di scegliere quale costo mi conviene pagare.

 

Fermo restando il drammatico intrattenimento della vita di dover soggiornare in ciò che consegue alle nostre azioni, alcune volte potrò scegliere il costo, altre volte no! In caso della psicoterapia il paziente ha la libertà di decidere se pagare la sua omissione o concordare una seduta in più appena possibile!

 

 

 

 

 

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17-11-2018
o lo faccio benissimo o non lo faccio per niente!!!

Le #distorsioni cognitive: alcuni pensieri comuni che ci ingabbiano il cervello.

 

tutti prima o poi ci imbattiamo in pensieri come questi:

"non mi ha salutato, di certo ce l'ha con me", "il dolce non era buono, ho organizzato proprio una pessima cena!", "se mi ama davvero saprà che portarmi a ballare è una cosa che mi farà piacere, non c'è bisogno che glielo chieda" ecc ecc

 

Al seguente >>LINK<< troverete un video di spiegazione di cosa sono le distorsioni cognitive e altri esempi comuni.

 

BUONA VISIONE!

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2-10-2018
 #Bulimia nervosa: la storia della sofferenza di Lucia.

 

LUCIA è sempre stata una ragazza con pochi amici, e il passaggio dalle scuole media alle superiori non ha facilitato le cose; nuovi prof, nuove amicizie, nuove materie da studiare, all’inizio ha cercato di avvicinarsi a delle ragazze ma queste erano tutte amiche da molto tempo e non è riuscita ad inserirsi, anzi si è sentita una nullità perché non aveva amiche e non riusciva a farsele.

La prof di storia aveva dato per compito a casa una ricerca da fare in gruppo o da soli, e ovviamente tutta al classe si era divisa in gruppetti solo LUCIA non era riuscita a trovare un gruppo e decise di farla da sola.

Quel pomeriggio era sola a casa molto triste immaginando il resto della classe che svolgeva la ricerca in gruppo; la madre aveva comprato una torta gelato ed LUCIA la vide aprendo il frigo per fare merenda.

Senza quasi rendersene conto LUCIA finì per mangiarla tutta con avidità e in quel momento provò un certo grado di soddisfazione, di benessere, aveva smesso di pensare che era sola anzi se ci fossero state le amiche avrebbe dovuto dividere la torta.

LUCIA aveva trovato un modo per placare l’ansia e la tristezza, così le mattine a scuola erano tristi lo stesso ma LUCIA non era più preoccupata sapeva infatti che sarebbero state ricompensate dai pomeriggi pieni di cibo. Il cibo ormai era il suo passatempo, non sentiva più né lo stimolo della fame né quello della sazietà, mangiare era passare il tempo estraniarsi dal mondo.

Le abbuffate continuavano, LUCIA perdeva sempre più il controllo su cosa mangiava ma soprattutto su quanto mangiava, e anche se intanto si sentiva bene, le conseguenze di questo comportamento presto arrivarono: ingrassò!!

Un giorno a scuola un compagno di classe non si fece scrupoli a prenderla in giro, facendo notare a tutti le sue cresciute rotondità.

Quel pomeriggio LUCIA era più triste del solito e sapeva che fare un’abbuffata avrebbe aumentato i suoi chili ma aveva troppo bisogno di quella sensazione piacevole che il cibo le dava, e cedette per l’ennesima volta.

Durante quella abbuffata le venne in mente un giorno che era stata male da piccola, aveva mangiato un gelato troppo in fretta e le era venuto un mal di pancia tanto forte da provocarle il vomito, così era stata costretta a rigettare quel fantastico gelato, rigettare!!!!

Ecco quale poteva essere il rimedio, buttare tutto fuori quello che aveva mangiato, anzi poteva mangiare ancora di più tanto poi avrebbe espulso quelle calorie dal suo corpo.

Iniziò così a vomitare ogni volta che mangiava qualcosa, e ora era il vomito che dandole un senso di stordimento, le provocava una momentanea diminuzione dell’ansia che aveva di ingrassare ancora di più.

Iniziò a pesarsi anche 4/5 volte al giorno e dal giudizio della bilancia dipendeva l’esito della sue giornate: se aveva perso qualche chilo si sentiva forte, importante, in grado di affrontare tutti, se il responso della bilancia era negativo, anche solo per pochi grammi, d’un tratto tutte le qualità scomparivano, LUCIA si sentiva una nullità e si ripeteva che se non era in grado di controllare il suo corpo non avrebbe mai combinato nulla di buono nella vita.

Così si ritirò sempre più in se stessa, si vergognava di quello che era diventata, non riusciva più a ridere, non apprezzava niente, le poche amicizie scomparirono del tutto, e la scuola che prima era uno dei suoi punti forti non andava neanche più come avrebbe voluto, in breve si ritrovò in quel circolo vizioso e chiedere aiuto era molto difficile perché per lei era troppa la vergogna e il senso di inadeguatezza .

LUCIA si era resa conto di essere bulimica, che fare in circostanze simili?

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2-10-2018
#Anoressia nervosa: la storia della sofferenza di Laura.

 

Laura era una ragazza come tante, brava a scuola non aveva mai dato problemi ai genitori, molto ubbidiente da piccola, una ragazza riservata con poche amicizie selezionate, attenta al suo corpo.

Seguiva da anni delle lezioni di danza classica, stendeva perfettamente la gamba sulla sbarra, il dolore dietro il ginocchio era alleviato dal futuro trionfo, desiderava essere perfetta agli occhi della sua insegnante.

Un giorno ammirò compiaciuta la ragazza che le era davanti: body nero affusolato, sottile non un gesto sgraziato, non un grammo di troppo, e quando spostò l’attenzione su di sé, vide delle protuberanze grottesche al posto delle cosce sopra le quali sporgevano in modo imbarazzante le natiche, molli e cadenti come i seni, Laura decise che era troppo grassa.

Ad aumentare questa convinzione il suo ragazzo, che nell’intento di farle un complimento le fece degli apprezzamenti sulle sue nuove rotondità da adolescente; Laura prese queste parole come la prova oggettiva che doveva assolutamente dimagrire.

Cominciò a prendere spunti qua e là dalle diete dei giornali e a fare ginnastica in casa, non importava se fosse giusto o sbagliato l’importante era dimagrire, era convinta che ogni chilo che perdeva era un gradino verso la felicità e il successo.

Imparò a memoria le calorie di ogni singolo alimento, e il suo gioco era diventato calcolare alla perfezione le calorie in base alla quantità di cibo presente nel piatto, servendosi persino di una calcolatrice, tutto doveva quadrare alla perfezione.

I risultati anche in questo caso si videro in breve: le amiche le fecero notare quanto stava meglio magra e questo aumentò la sua forza, e la voglia di continuare su quella strada.

Non tutti però le fecero complimenti, qualcuno le disse che era troppo magra e che stava facendo un gioco pericoloso per la salute, allora Laura mise la parola fine alla vita in società convinta che tutti volessero farla mangiare a tutti i costi.

Nella sua vita da eremita imparò a prepararsi i suoi pasti da sola nonché ad evitare di consumarli con il resto della famiglia stando bene attenta che il suo piatto non venisse contaminato dal suo nemico numero uno: l’olio! Persino una forchetta di un’insalata condita poteva ungere il suo pasto.

In compenso aveva 2 amici: lo specchio e la bilancia! Il primo serviva a controllare la visibilità delle ossa, non un filo di carne, questa era la bellezza!

Il secondo, l’ago della bilancia, era il responsabile del suo umore: arrivò a pesarsi 22 volte al giorno e altrettante volte cambiava il suo stato d’animo, ma una sensazione era costante nella sua vita: la paura di ingrassare, quella non passava mai era sempre fissa nei suoi pensieri.

Il cibo era ovunque ma lei era più forte, non lo degnava di uno sguardo, pensava solo a come poterlo evitare, e più lo evitava più si sentiva forte tuttavia un evento fece un attimo crollare la sua determinatezza: non le ritornò più il ciclo!!

Laura comincio a preoccuparsi perché sapeva della gravità dell’assenza del ciclo, poteva diventare sterile ma sapeva anche che bisognava ingrassare per farlo tornare, così vi rinunciò come aveva fatto con tutto il resto della sua vita, le sue giornate erano focalizzate su come mangiare di meno, come eliminare più calorie, così aumentò a dismisura l’esercizio fisico.

In breve da una semplice dieta Laura si ritrovò intrappolata in un circolo vizioso, anche i suoi voti a scuola erano calati, non riusciva a concentrarsi, se si concentrava troppo le sfuggiva il controllo sul suo corpo, e non poteva permetterlo.

Le amicizie, il ragazzo diventarono un intralcio, Laura non aveva più nessuno, era sola, si era resa conto di essere anoressica e non sapeva come chiedere aiuto.

Che fare?

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2-10-2018
La lunga strada del lutto!

Vi siete mai fermati a pensare a dove siete e se è proprio lì che avevate immaginato di essere alla vostra età??

Nel video che vedrete nel link sottostante parlerò del Lutto :  una lunga strada che non riguarda solo la perdita di qualcosa o qualcuno, ma anche la perdita dei nostri sogni.

Buona visione! >>vai al video<<

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25-9-2018
IPOCONDRIA

La paura di soffrire di una malattia grave è spesso uno dei problemi che portano le persone in terapia, ovviamente lo psicologo è un po’ l'ultima spiaggia, ovvero l'ultimo professionista consultato; infatti la preoccupazione e l'incapacità di vivere con essa, conducono il soggetto ipocondriaco (affetto da ipocondria) a consultare diversi medici e a sottoporsi a diverse analisi o test diagnostici, ma soprattutto a trascorre molto tempo su internet, iscrivendosi persino a forum di pazienti realmente affetti dalla malattia temuta.

 

 Ciò che vediamo accadere è paradossale: di fronte a rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante si posseggano le funzioni  intellettive per comprendere le informazioni ricevute,  i timori non cessano, anzi ogni singolo esame ,ogni singola rassicurazione medica ed ogni singola parola letta sui siti medici o sui forum, espandono in maniera esponenziale il "dizionario medico" personale del paziente stesso e su ogni nuova informazione acquisita, sarà possibile formulare nuove ipotesi nefaste di malattia, o possibili conferme del vecchio timore!

 

 I timori sono spesso legati alle distorsioni cognitive, in particolare all'attenzione selettiva che il paziente pone su:

 -sensazioni corporee(formicolii, dolori, ecc.);

 -funzioni corporee (il battito cardiaco, la respirazione);

 -ogni fisiologica alterazione fisica di lieve entità, come un affanno, una tachicardia, o una ferita;

 -sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

 

 Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente, oppure l'oggetto può essere per un organo specifico o una singola malattia (per es. la paura di avere la s.l.a.).

 

 Il soggetto è continuamente preoccupato per la presenza, il significato e la causa di queste alterazioni fisiologiche ed erroneamente li considera manifestazioni sintomatiche della malattia temuta; questa preoccupazione diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé come persone fragili, vulnerabili, cagionevoli di sapute;  nella speranza di ricevere rassicurazioni, diviene un argomento abituale di conversazione, e in ultima analisi un modo di rispondere agli stress della vita.

 

 Il punto, infatti, su cui si focalizza il soggetto ipocondriaco è la parte fisica: ovvero "se non avrò più nessuna sensazione fisica spiacevole, starò meglio, perché non penserò di avere la s.l.a.", per questo motivi consultano tutti gli specialisti possibili prima di arrivare a comprendere che i timori sono di natura psicologica, perché aumentano invece di diminuire.

 

 Il soggetto ipocondriaco ha, infatti, come obiettivi il non essere malato, non essere una  persona debole,  non essere esageratamente ansioso ed infine di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

 

 Nella storia di vita di questi pazienti troviamo spesso un modello genitoriale molto accudente  o addirittura genitori che si sono sostituiti ai figli nell'affrontare le sfide quotidiane.

 

 Un problema centrale, che ho spesso incontrato, può essere stato il dormire da soli: alcuni di questi pazienti hanno paura del buio o della solitudine ancora da adulti e si scopre che hanno dormito con un genitore fino ad adolescenza inoltrata.

 

 La figura di riferimento potrebbe aver quindi contribuito essa stessa a fornire al soggetto un'immagine di vulnerabilità con questo atteggiamento iperprotettivo: in quanto, scegliendo di dormire con il figlio, sicuramente ha permesso un riposo tranquillo a tutti, ma avrebbe implicitamente confermato la necessità di dormire con qualcuno proprio per ottenere quella tranquillità.

 

 Il ragazzo quindi cresce cercando fuori da sé le rassicurazioni a ogni sua paura! Ed è per questo che, quando si presenta una preoccupazione come quella di avere una malattia, non si ha alcuna abitudine a  convivere con tale pensiero angosciante né tanto meno di rassicurazione interiore autonoma.

 

 Con la psicoterapia cognitivo comportamentale, ci focalizziamo sulle errate interpretazione delle normali alterazioni del nostro corpo, cerchiamo di prendere una distanza dai nostri pensieri soprattutto dalle distorsioni cognitive.

 

 Con la schema therapy e attraverso la relazione terapeutica, spiego al paziente lo schema disfunzionale  che la sua storia di vita gli ha fornito ( ad es. evento interno o esterno allarmante o potenzialmente allarmante..... provo paura( quindi mi sento uno sfigato oltre che in pericolo)⇒chiedo rassicurazioni per non sentire la paura....mi sento comunque debole e inefficace).

 

 La parte sana e adulta del paziente impara con il tempo, a vedere l'immediata presenza della modalità chiedere al primo accenno di paura e lentamente impariamo ad intervenire con modalità più adulte in linea più con l'autoefficacia che con il non sentire la paura per non giudicarsi debole.

 

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17-9-2018
Chiedere aiuto per i figli a volte è un modo per chiedere aiuto per sè!

La difficoltà di chiedere aiuto!!

Oggi voglio raccontare la storia di una seduta molto singolare, che rivela come sia molto difficile chiedere aiuto e che spesso i figli e la loro manifestazione sintomatica, sono un tramite che porta il genitore a prendersi cura di sé.

Mi contatta questo padre che prende un appuntamento per la figlia diciannovenne: li ricevo entrambi già con un profondo dubbio e, anche un'ipotesi, che ci fosse un bisogno di controllo di questo padre, perché a 19 anni si presuppone che si possa prendere un appuntamento per conto proprio, o quanto meno presentarsi in seduta da soli.

Comunque, li faccio accomodare in studio e assisto a quella che è la loro dinamica familiare: il padre parla al posto della figlia che, una volta interpellata, esprime completamente tutta la sua rabbia o meglio tutto il suo senso di oppressione ....tutto ciò che fa non va bene, tutto ciò che fa può essere oggetto di insulto, viene indirizzata a fare meglio le cose, non c'è una privacy nella sua camera in cui si entra senza addirittura bussare o interrogandosi su quello che stia facendo la ragazza.

Il genitore interviene spesso, prima molto accusante poi pian piano addolcisce i toni, dicendo di non rendersi conto di essere così assillante e che non è vero che pensa che la figlia sbagli tutto quello che fa; mentre questa ragazza si svuota della rabbia che prova, vedo piano piano il genitore intristirsi, avvilirsi e anche a tratti commuoversi.

Ecco che compare la parte emotiva di entrambi: questa ragazza si sente non completamente validata e non completamente all'altezza delle aspettative di questo genitore, il quale si sente inutile perché non accetta il fatto che non può controllare la vita di una ragazza di 19 anni, che ha bisogno di fare le cose a modo suo.
I ragazzi hanno bisogno di poter sbagliare e hanno bisogno, ancor di più, di trovare nel genitore qualcuno che stia con loro nell'affrontare le conseguenze negative delle scelte, Perché solo così potranno capire che adulti diventeranno.

Spiego al padre che sento la sua sensazione di paura ed inutilità e che capisco la sua necessità di avere tutto sotto controllo e nel contempo cerco di accogliere la rabbia e gli sfoghi della ragazza, validando il suo diritto ad avere una vita propria a cominciare a sbagliare per conto suo.. perciò passo a validare la loro richiesta aiuto e, con circospezione, con tatto e delicatezza, ho chiesto loro di pensare alla possibilità di una psicoterapia contemporanea con due professionisti differenti ....

In un primo momento mi sono sembrati ovviamente sorpresi, loro si erano rivolti a me perché io seguissi il figlio, il cui sintomo era rappresentato da dei pensieri aggressivi che hanno speventato molto il padre....

poi però il cervello ha fatto click....

il padre si è sentito visto, forse per la prima volta, nella sua solitudine e nella fatica dei suoi sforzi a controllare tutto pur di essere visto, e la figlia si è sentita centrata, valida perche ha compreso che gli sfoghi, esterni ed interni, di rabbia che esprime il suo animo sono dei tentativi per renderla indipendente da questo eccesso di controllo.

Ho ritenuto opportuno dare alla figlia la possibilità di scegliere per conto suo un professionista, perché appunto la reputo capace di scegliere in autonomia, facendo notare che io sono stata una scelta del padre!

con calma Ho chiesto al Padre se aveva piacere di tornare, se aveva piacere di parlare di sé, di questo suo senso di invisibilità, di questa sua mancanza di fiducia che traspariva in questa necessità ossessiva e opprimente di controllare tutto....

È un momento magico quello che viviamo noi terapeuti quando cogliamo un grazie negli occhi di chi si è sentito visto, come è successo a quest'uomo!

Sono affascinanti le anime umane, sole.... con un disperato bisogno di essere viste e capite....ma questa necessità spesso, ad una parte di noi molto severa, appare futile, o addirittura una debolezza perciò si arriva a fare i salti mortali per essere aiutati ma cercando di rendere meno somigliante a se stessa la richiesta di aiuto.

Trovo molto coraggio in questo genitore....spero di accompagnarlo ad una visione emotiva di se stesso, dove potrà sentire come sano il bisogno di chiedere aiuto, pavimento necessario ad una vita indipendente ed autonoma...

 

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1-9-2018
ansia e depressione in un fumetto..

"Sono sicura che parlano male di me...."
"Sono sicuro che si divertono di più se io non ci sono...."
"Non ho voglia di fare nulla...."
"Dovrei...ma non ho la forza..."

La difficile convivenza con ansia e depressione ben illustrata in questo fumetto..

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1-9-2018
Lo psicologo in chat!

Lo psicologo in chat, tema molto delicato. Ne parla Il Corriere in questo articolo.

 

Molti pazienti usano lo strumento messaggio per cercare conforto in un momento di difficoltà: è difficile accettare che lo psicologo non ti dirà cosa è meglio fare e, purtroppo nell'immaginario comune questa è l'aspettativa che incontro più spesso.
In questo articolo viene discusso proprio degli svantaggi di questo mezzo: la psicoterapia è un rapporto squisitamente umano. 
Non è un percorso per evitare gli errori, ma un viverli insieme al terapeuta che accoglie con il paziente le conseguenze Delle sue decisioni, comprendendo il cammino che c'è stato dietro quella scelta.
La psicoterapia passa attraverso la voce, gli occhi, il linguaggio non verbale: elementi imprescindibili dal buon esito.
Inoltre poter contattare il proprio terapeuta a tutte le ore o tutte le difficoltà, non è salutare per il paziente, è come prendere un tranquillante ed impedisce lo sviluppo dell'autonomia e della accettazione della propria umanità imperfetta, altri ingredienti necessari al benessere psicofisico.

 

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1-9-2018
la Transessualità non è una malattia mentale!

 

 

Alcune riflessioni A proposito di disordine mentale.... leggendo l'articolo de La Repubblica

Questa decisione dell'organizzazione mondiale della sanità ci spinge a riflettere su cosa sia disordine mentale: il mio punto di vista terapeutico accomuna al disordine mentale la condizione in cui si cerca di fare qualsiasi cosa pur di apparire diversi da come ci si sente, per paura che esprimere la propria individualità, la propria vulnerabilità sia fonte di giudizio negativo da parte degli altri.... Il disordine mentale è il non allineamento.... "Mi sento fragile, ma mi mostro super forte", "mi sento capace ma cerco di passare per uno da cui non ci aspetta nulla per non deludere in caso di errore", "sento l'ansia ma cerco di dissimularla per non fare brutta figura"....
In linea con questa visione ...il transgender è sicuramente una condizione che va esclusa dal disordine mentale: presuppone infatti allineamento tra l'identità sessuale che la persona sente di avere e l'immagine che vede allo specchio e che dà al mondo.
Non sarà accolta benissimo questa decisione, ma questo non accoglimento credo sia legittimo di chiunque trovi il coraggio di allinearsi a se stesso....questa potenza e unione con noi stessi ha il potere di spiazzare creando "dis/ordine" nelle menti che hanno fatto Delle categorie (maschio/femmina; giusto/sbagliato;ecc) un potente Xanax!

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1-9-2018
Accertatevi delle credenziali del professionista scelto!

Come accertarsi Delle credenziali di un professionista dal sito dell'ordine nazionale degli psicologi

* Aprite il sito dell' Ordine nazionale degli Psicologi

* Scorrere fino alla sezione Aree utili


* Click su Albo nazionale e pagine personali


* Scrivere il cognome del professionista da verificare...

Buona ricerca!

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1-9-2018
Otterrò domani ciò che oggi do gratuitamente perché il mondo è giusto
Questa è la base teorica del credenza cognitiva, definita ipotesi del mondo giusto, proposta da Melvin J. L ederner nel 1980.
Secondo tale credenza infatti, il mondo è un posto dove i comportamenti giusti verranno ricompensati mentre i cattivi saranno puniti.
È infatti annoverata tra le credenze o bias cognitivi, ovvero scorciatoie che il nostro cervello usa per risparmiare tempo ma come appunto si intuirà, tali scorciatoie possono farci decidere in breve tempo, ma non tengono conto di numerosi dettagli o variabili, rendendo il più Delle volte fallace e incompleto il ragionamento stesso.
Non è questa scorrettezza, tuttavia la principale anomalia dell'ipotesi del mondo giusto; tale credenza procura a lungo termine una sofferenza, fatta di sensazione di invisibilità e di non essere presente nella mente dell'altro, nonché rabbia e rancore ma quasi mai si arriva a capire che è tale precetto la vera causa.
Coloro i quali si comportano secondo tale regola, avvertono a breve termine una grande rinforzo sul piano morale, che si riflette sul valore che si attribuisce a se stessi.
Quando per esempio si ha la senzazione di essere oggetto di un torto, la credenza del mondo giusto ci suggerisce di non prendere provvedimenti, come ho accennato nel titolo. Si avverte immediatamente la sensazione personale di valore morale, queste persone si sentono moralmente corrette e sono spinte a delegare, cioè come se non fosse compito loro difendersi e mettere di fronte alle conseguenze Delle sue azioni, chi ha violato un Confine.
A lungo termine tale credenza impedisce l'accesso alla quota aggressiva sana presente in ciascuno di noi, quella che ci permette di sentire una dignità nella difesa dei nostri confini personali, suscitando nell'individuo il dubbio di aver persino diritto ad una difesa, anzi spesso mi è capitato di veder scambiata tale difesa di se stessi per cattiveria.
L'individuo così, alimenta la propria solitudine.
si gonfia di rabbia e rancore perché quella quota aggressiva, da qualche parte uscirà e, se non è parte della relazione ed espressa per mezzo di un conflitto sano, verrà rivolta contro se stessi .
Il tutto però è veramente ricompensato dalla effimera ed intermittente sensazione di essere bravi ?!?.....
In psicoterapia cerchiamo di capire se sia davvero funzionale per l'individuo e il suo benessere, evitare di difendersi per evitare i conflitti... isolando questa credenza quando occupa massicciamente la vita dell'individuo.
Di contro Impariamo a conoscere l'aggressività sana, che non ha interpretazione morale....
Ma ha Delle conseguenze sul piano relazionale, impariamo ad assumerci la responsabilità del proprio benessere, e a convivere con le conseguenze naturali che ogni gesto comporta.

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28-8-2018
Gli stati ansiosi si curano solo con gli psicofarmaci?
Spesso mi capita di dover rispondere a questa domanda e ne approfitto per spiegare anche di chi è la competenza della prescrizione.
Lo stato ansioso è spesso un sintomo molto invalidante, si può manifestare con diverse sensazioni fisiche:tremori, tachicardie, iperventilazione, sudori freddi, testa bollente, ecc anche solo alcuni di questi.
La decisione di prendere i farmaci è spesso la prima che viene in mente ma non è l'unica opzione possibile.
Il medico di base, il medico psichiatra, il medico neurologo, sono le principali figure competenti la prescrizione che appunto necessita di una laurea in medicina per essere effettuata.
Lo psicologo, specializzato o no in psicoterapia, non è autorizzato alla prescrizione di farmaci, ma con una specializzazione in psicoterapia ha la competenza di poter aiutare il paziente a percorrere la via della psicoterapia in alternativa o in concomitanza ai farmaci.
Nella mia pratica psicoterapeutica lascio al paziente la decisione del farmaco:seguo alcuni che si sono affidati solo alla psicoterapia, altri che hanno deciso di consultare uno dei medici sopra descritti, per un coadiuvante farmacologico.
Non c'è un'alternativa meglio dell'altra, è molto soggettivo, tuttavia all'interno del percorso psicoterapeutico il sintomo ansioso viene trattato come una parte del quadro di insieme.
Il paziente è aiutato a capire che l'ansia di per sè non è un impiccio da eliminare, si lavora per la comprensione della sua funzione nella vita del paziente; spesso infatti un vecchio equilibrio fatto di comportamenti automatici, è diventato insufficiente a proteggere la persona da un pericolo reale o percepito e uno stato ansioso è come l'accendersi dell'allarme anticendio: il farmaco da solo è come prendere un martello e rompere il sistema d'allarme, sicuramente cesseremo di sentire quel rumore assordante che fa, ma se facciamo solo questa operazione, l'incendio sarà sempre dall'altra parte dell'edificio e prima o poi farà scattare un altro allarme!

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28-8-2018
Ti meriti di sentire la musica della tua vita senza criticarti!
Un ingrediente molto attivo nel processo di guarigione è l'alleanza terapeutica.
È umano temere di sembrare stupidi o incompetenti perché ci capitano più o meno sempre le stesse cose, o perché capiamo dove sbagliamo ma ogni volta è più forte di noi.
Spesso queste ragioni impediscono la richiesta di aiuto professionale, e si ricorre ad aiuti amicali che per quanto utili e buoni, non faranno altro che ingigantire quel senso di incompetenza.
L'amico infatti può rispondere alla domanda "come potrei fare" solo dicendovi come fa lui... Ovvero si connetterà con la parte severa di voi che vi da gli stessi consigli prima di darvi degli stupidi quando non li rispettate....
L'alleanza terapeutica è qualcosa di molto diverso, e vorrei spiegarmi con una metafora: è la possibilità di portare la propria vita umana ed imperfetta all'attenzione di qualcuno che sa sistemare un groviglio.
Avete presente la noiosa situazione in cui vi trovate attorcigliati i fili degli auricolari? Questa è una metafora che spiega come è la sofferenza umana: quei fili sono le nostre esperienze che si attorcigliano, formano dei nodi, dei doppi nodi.
Ciò che il paziente porta in terapia è appunto questa matassa intrecciata di fili a cui lui non sa dare un capo, non sa dare neppure un senso generale, se non appunto un superficiale "sono un idiota, dovrei fare cosi ma non ci riesco ".
Il terapeuta accosta un capo dell'auricolare al proprio orecchio e comincia a "sentire": che emozione Sta provando il paziente portandoci quel groviglio? sentendo queste emozioni gliele spiega e le restituisce come valide,.... in un secondo momento cerca di capire di che cosa di ha bisogno la persona, e spinge sul messaggio che questo bisogno è altrettanto umano e condivisibile; ed infine ascolta quello che è la musica che ha composto, Ovvero come si è comportato per cercare di non soffrire, ed anche qui glielo racconta come una legittma difesa.
Ecco quindi facendo queste tre azioni il terapeuta scioglie piano piano questi fili attorcigliati e restituisce l'altro capo dell'auricolare al paziente, saldando la relazione terapeutica!
L'alleanza terapeutica trasforma un groviglio incasinato in una Una Bellissima immagine di due persone che condividono un auricolare al cui lettore musicale è trasmessa la storia della vita del paziente: solo cosi, avendo qualcuno che "sente con te", si plasmano nuovi significati e da lì nuovi comportamenti.

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27-8-2018
Vivere senza #emozioni.... #Rinunciare ai desideri per non incorrere nella #delusione!
 
Quante volte ci sarà capitato di sentirci piatti, senza obiettivi o motivazioni?!.
Spesso incontro questo tipo di situazione in soggetti che usano massicciamente questo meccanismo di difesa evitante e distaccato, per sfuggire alla sensazione di vulnerabilità data da un insuccesso, o dalla sensazione di impotenza data dagli ostacoli che si incontrano lungo la strada verso i nostri obiettivi.
Sono persone che all'apparenza funzionano molto bene: concrete, pragmatiche e molto razionali. All'apparenza lucide e sicure ma nella profondità molto spente.
Questo accade quando smettiamo di sognare, non ci concediamo nemmeno più il diritto ad avere un sogno per non incorrere nella brutta sensazione di fallire o in quella di non sapere cosa fare.
Entra in questi soggetti una modalità che coinvolge tutta la Sfera emotiva, che chiameremo appunto protettore distaccato: un interruttore che spegne ogni sensazione negativa a favore di una razionalizzazione intensa.
Lì per lì i vantaggi sono molti, parte una lista di frasi che cominciano con "almeno": ad es se ho il desiderio di passare una serata con gli amici ma so che il mio partner non ne sarà felice, Continuare a desiderare mi farebbe soffrire tanto quanto chiedere un confronto con il partner, quindi evito di fare qualunque cosa ed ecco che il protettore distaccato mi viene in aiuto, facendomi staccare dalla sensazione di impotenza e vulnerabilità e concentrando i miei pensieri sugli svantaggi del mio stesso desiderio:
Almeno non soffro Almeno non mi stanco Almeno non litigo con mia moglie Almeno domani sarò sveglio per andare lavoro Ecc.
Li per li la sensazione è di Potenza, controllo, capacità di raziocinio e per alcuni senso di responsabilità, tuttavia l'interruttore è sempre su off perciò si comincia a perdere interesse verso quegli stessi amici e ciò che li riguarda, si perde la voglia di fare e si entra in uno stato tipico del cinico, per cui nulla val più la pena... Inoltre quando il cervello è costretto ad un'attività intensa si serve dei bias cognitivi per risparmiare risorse. (Qui il video sui Bias https://youtu.be/oeTjXhahz_k )
E la vita scorre senza più uno stimolo che ci tiri su.
Non si è depressi,nel più dei casi, semplicemente e molto tragicamente fuori dalla vita, come in una bolla.

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27-8-2018
La terapia : il campo di battaglia contro la parte critica
La maggior parte delle avventure in cui mi imbatto quando parlo con le persone che vedo in studio, assomiglia ad un duello: combattere contro la parte critica....
In terapia cerco di spiegare, in modo molto semplificato, come dentro di noi ci siano più parti che devono essere armonizzate ed amministrate: in genere troviamo una parte emotiva che avverte i bisogni e prova emozioni, una parte critica che detta un pò le regole del mondo e ci dà una visione razionale della realtà ed infine una parte comportamentale, che si è sviluppata con il tempo, allo scopo di proteggere la parte emotiva dalla sofferenza, spesso dettata dalla parte critica.
Il benessere psicofisico delle persone passa attraverso la comprensione dei bisogni emotivi, la loro accoglienza e il tentativo di soddisfarli; spesso invece le esperienze precoci portano l’individuo a fare delle considerazioni sui suoi stati emotivi piuttosto che sentirli e star loro vicino; spesso tali considerazioni sono dei veri e proprio insulti, giudizi negativi o sulla esagerata quantità o intensità del bisogno o della emozione o addirittura sulla sua inadeguatezza o sul fatto che la sua esistenza sia indice di debolezza.
La parte critica comincia a giudicare il sentimento, l’individuo quindi non acquisisce gli strumenti per star vicino alla parte emotiva e, con il tempo, si struttura una parte comportamentale che cerca di proteggerci dalla sofferenza; infatti quello che accade è che oltre a affliggerci per il motivo che ci fa male, sotto l’attacco del bullo critico, cominciamo a sentirci stupidi o inadeguati proprio perché si soffre o perché si soffre cosi tanto….
Vediamo nel dettaglio un esempio
 
“Devo andare in un posto con la macchina ma il tragitto da sola mi mette in apprensione, in più non è molto vicino, e potrebbe accadermi qualcosa e non saprei come cavarmela; tra le opzioni che mi vengono in mente scarto subito quella di chiedere aiuto per paura che gli altri mi giudichino una fifona stupida,l’opzione di evitare è altrettanto impossibile, perché magari è un impegno di lavoro fuori città o più semplicemente, io mi mi sentirei in colpa e debole inventando scuse per disimpegnarmi. In un’ultima analisi rimane l’opzione “forza e coraggio”, ovvero tiro fuori una parte di me grintosa e affronto il viaggio come se andassi in guerra!!
A destinazione sono sfinita, non ho la forza di concentrarmi su quello che sono andata a fare in quel posto, quindi comincio a criticarmi, sentendomi stupida o non all'altezza del compito; oppure appena la tensione mi scende, il mio corpo mi manda dei segnali di cedimento, un batticuore, un capogiro, un formicolio, una spossatezza ecc. che io interpreto come debolezza o perdita del controllo di me e all'improvviso eccomi immersa in un attacco di panico spaventoso, in cui mi sembra di morire e sono costretta a chiedere aiuto per rientrar a casa sentendomi mortalmente stupida e debole”.
Diversi studi hanno dimostrato come questo meccanismo di non accettazione dei sentimenti come parte integrante della vita umana sia la fonte dei principali disturbi psicopatologici: anche dall'esempio mostrato, è chiaro come sia la parte critica che giudica i sentimenti ad aggravare la situazione.
L’individuo dell’esempio ha appreso nel corso della vita un modello di forza in cui non si provano emozioni spiacevoli, questo modello causa i suoi sintomi... in terapia cerchiamo di ristrutturare un vecchio casale in una nuova e moderna casa, ovvero il vecchio concetto di forza diventa un nuovo concetto di potenza, dove sono ammesse le emozioni, spiacevoli o piacevoli, come parte integrante della potenza delle persone, un ingrediente senza il quale l’esperienza non sarebbe possibile; infatti il viaggio di lavoro dell’esempio è risultato completamente fallimentare perché le aspettative di forza lo desideravano senza emozioni!
Il vero nemico non sono le emozioni, è ciò che pensiamo di loro, attraverso la parte critica!
Ecco perché in terapia comincio un duello contro di lei....per il tempo che la persona è nel mio studio offro un modello di parte sana ed adulta che cerca di star vicino ai sentimenti: capendoli, tenendoli in pancia, covandoli, normalizzandoli e alla fine della terapia l’individuo, sentendo accresciuta la parte sana che prova e normalizza le emozioni, si ritroverà a duellare con la sua ombra come il cowboy della foto di copertina!
 

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27-8-2018
scusi d.ssa, non so come funziona, non sono mai stato dallo psicologo!
Quando ricevo una telefonata di un nuovo potenziale paziente, mi ritrovo molto spesso di fronte alla paura di non sapere come funziona.
Comprendo bene che oltre alla difficoltà oggettiva di chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale, quello che possa spaventare ulteriormente è il non sapere come funziona.
In questo articolo cercherò di spiegare bene come lavoro io per accompagnare le persone nell'inizio di questa nuova situazione.
Durante il primo contatto telefonico non approfondisco le motivazioni che hanno spinto a chiamarmi; alcune persone nella prima telefonata si sentono spinte a raccontare il disagio in questione.
Su questo punto mi piace mettere un accento: non è necessario farlo telefonicamente perché qualunque sia il disagio e la relativa gravità, preferisco ascoltarla di persona, perché vis-à-vis ci permette di includere nella comunicazione un dato importante come il linguaggio non verbale.
Spesso le persone si sentono giudicate come pazze nel raccontare i loro disagi; al telefono non possono vedere il mio sguardo e il mio atteggiamento di comprensione e accoglimento, ma quello che arriva all'interlocutore è solo il mio silenzio (fatto di ascolto) ; spesso si fantastica su <<chissà cosa starà pensando di me>> e questo pensiero mantiene le persone nell'irrazionale convinzione di essere strane.
Per questo motivo fermo i racconti, se ci fossero, e dirotto la conversazione sulla data e l'ora possibile per incontrarci di persona, spigando che a questo primo incontro, ne seguiranno altri 2, senza nessun obbligo di continuare successivamente.
So che a primo impatto possa sembrare un'esagerazione fissare 3 appuntamenti, ma sostengo che ogni persona è unica al mondo e così il suo dolore: è vero che il nostro Manuale dei disturbi psicologici ci elenca i sintomi e già ad un primo appuntamento è possibile fare un inquadramento diagnostico, tuttavia non è l'etichetta che io metto alle persone.
Dopo aver capito più o meno di che disagio si tratta, voglio approfondire bene la forma che quel disagio ha su quella specifica persona....
Al primo incontro invio per email 3 PDF, da riconsegnare al 2° incontro, che sono un approfondimento ulteriore dei 3 colloqui: un test, un questionario anamnestico a domande aperte ed infine l'informativa sulla privacy e sulle regole generiche del percorso di psicoterapia.
Nell'ultimo incontro, oltre a terminare gli ultimi dubbi sul disagio del paziente, chiedo cosa si aspetta da un percorso di psicoterapia e restituisco la mia interpretazione accompagnata dall'eventuale proposta di lavoro psicoterapeutico se ci sono i presupposti.
Se il paziente accetta, spiego bene come funzionerà da lì in poi.
Non sempre i 3 incontri portano all'inizio di un lavoro insieme, ma aumentano la consapevolezza su tante cose che sembravano oscure e sbagliate..
Poi sta alla persona decidere se l'investimento di tempo, soldi e sofferenza vale la pena oppure no oppure è semplicemente rimandabile a tempi migliori.

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27-8-2018